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Il Borghese

Una notte bollente

Le dita dei miei commensali correvano veloci sulle tastiere dei telefonini, a dispetto dei piatti fumanti posati sotto il loro naso. Quasi una gara, come se ci fosse un premio per chi scopriva per primo il perché di tanto caldo inaspettato a Torino. Così la sera del 24 dicembre appena trascorso con 18 gradi di temperatura grazie ai venti di foehn, si è trasformata nell’ennesimo business per chi fa soldi con le isobare attraverso le app dei telefonini. Milioni di euro in crescita continua a cui, tutti noi, o quasi, concorriamo almeno una volta al giorno. Una gigantesca catena di slot machines virtuali che trasformano in monetine l’alternanza di sole e nuvole, annunciano piogge sottili o nevicate abbondanti. Il tutto condito, pure in tivu, da eleganti signorine che annunciano ( con il medesimo sorriso) “splendide giornate di sole”, oppure “gelo siberiano”, “caldo sahariano” o “tempesta dell’anno”. Compresa l’altra sera, con tanto di immagine della Mole sullo sfondo, quando la miss in abitino rosso ha citato “la calda nottata torinese” spiegando che “non si registrava dal 1865 tra il 24 e il 25 dicembre”.

Pur senza frenesie da telefonino, io me lo sono goduto quel caldo regalato dal vento e, probabilmente anche un po’ dal riscaldamento globale. Forse perché non rimpiango affatto i gelidi inverni della mia infanzia. E perché temo che il gelo sia alle porte come già fanno intuire i Mercalli di turno. Personalmente le mie previsioni del tempo sono primordiali: apro la finestra e guardo le foglie, scrutando il cielo. Sarà la mia origine contadina, ma il maltempo lo annuso. E i siti? Beh, da quelli ho imparato a guardarmi le spalle da quando ho scoperto quante giornate di svago ho perso dopo aver letto “piogge sottili” o “nuvole sparse”, proprio lì dove volevo andare io, decidendo vigliaccamente di restare a casa sul divano.

fossati@cronacaqui.it

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