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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Una lotta di classe

L’avreste mai detto che nel Paese dove sono tutti «dottori» si levasse il lamento sulla mancanza di lavoratori qualificati? Sì, paradossalmente in una società iperqualificata, tecnologica, social, mancano camerieri, commessi, battilastra e via dicendo: attenzione, non perché la gente non abbia voglia di lavorare, ma perché le aziende cercano lavoratori qualificati, formati. Qualcuno, preso atto della desolazione, si lancia a offrire “academy” – come le squadre di calcio -, un po’ quel che vuole fare Stellantis per crescere i suoi specialisti del futuro. E senza avere inventato niente: un tempo c’era la scuola allievi Fiat… Il fatto è che certi mestieri non si improvvisano e magari se ne accorgeranno anche coloro che offrono quattro soldi «a un ragazzo che serva ai tavoli», come se per lavorare in sala non servisse chissà quale competenza. C’è chi sostiene che abbiamo indirizzato le nuove generazioni solo verso licei e università, dimenticandoci scuole professionali, istituti tecnici, e via dicendo. Tutte scuole guardate come le cugine povere, al punto che ci sono voluti i vari MasterChef per scoprire che all’Alberghiero si studia e provateci voi a trovare un cuoco abile e preparato per un ristorante: quelli liberi vengono contesi dai locali, come un barman di livello. È una situazione che dimostra una volta di più la necessità di riformare il sistema scolastico, troppo classista, e la formazione in generale, ampliando le possibilità professionali, garantendo percorsi collaudati, sicuri, adeguati, senza mortificare chi preferisce essere un tecnico anziché un professore. Magari cominciando ad abolire il valore legale del titolo di studio, così almeno la finiamo con tutti quei «dottore, dottore», che potremo lasciare comodamente ai medici.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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