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Il Borghese

Una facile indifferenza

Non credevo fosse una cosa tanto normale trovare un cadavere abbandonato e peraltro non credevo neanche fosse normale morire soli e in maniera misteriosa tra rifiuti, macerie e chi lo sa quali loschi traffici all’ex scalo Vanchiglia. Eppure ho dovuto ricredermi. Di fronte all’assenza di reazioni che, nella mia superficialità, immaginavo sarebbero piovute da ogni istituzione possibile. Se un povero diavolo muore, o anche solo cerca di tirare avanti e di passare un’altra notte, davanti alle vetrine addobbate per saldi o festività, ecco alzarsi il grido d’indignazione, l’allarme sulla fredda indifferenza di una città intera. Nel caso di questo morto senza nome, ammettiamolo, mi sarei accontentato di sentire qualche frase sulla necessità di riqualificare (e velocemente) uno dei tanti angoli neri di Torino. La morte è sempre una cosa schifosa e ingiusta, che tocchi tra le macerie di una fabbrica o tra le nevi che bloccano la strada verso una terra promessa. Ma per quest’uomo strangolato da un cappio d’acciaio non ci sono state parole di pietà né barricate di protesta, denunce, interrogativi, neppure qualche commento degli “hater” sui social. Nulla. Silenzio. I professionisti dell’indignazione e i guerriglieri dalle pashmine firmate sono probabilmente tutti in vacanza. Gran brutta cosa, di questi tempi, morire o venire feriti senza il conforto di un ufficio stampa o di un adeguato megafono. Altrimenti far finta di niente è normale. O quantomeno, molto più facile.

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