alluvione
Il Borghese

Una catastrofe annunciata

Ho ancora negli occhi le immagini della devastazione provocata dall’alluvione che colpì l’Alessandrino poco più di un anno fa. E ieri notte è andata pure peggio in questo nostro martoriato Piemonte, con i danni immensi che richiedono aiuti straordinari da parte del Governo a cui si aggiunge il timore che anche il prezzo in vite umane possa essere pesante. Si contano i primi morti, ma soprattutto sono tanti i dispersi, o meglio le persone con cui non esiste più un contatto rassicurante. Una catastrofe che ci dice, drammaticamente che il nostro territorio è fragile, con i fiumi che vanno verso la piena ad ogni forte rovescio, abbandonati come sono da anni, se non decenni, che i ponti sono vetusti e frustati da detriti e tronchi d’albero trascinati dalla piena, che le frane incombono, ignorate, sui centri abitati. Paghiamo prezzo un po’ tutti: dal cuneese al vercellese, alla valle Cervo, a Ivrea e al Canavese. Fino a Biella, Vercelli, Romagnano Sesia e altri centri ancora, senza contare i piccoli paesi e le borgate. Limone Piemonte è devastata, i collegamenti ferroviari con Milano e la Francia fermi o rallentati oltre ogni possibile immaginazione. È cambiata in peggio la forza delle perturbazioni che ci flagellano, come dicono i meteorologi, ma ciò non può bastare, allargando le braccia, a giustificare il disastro. Paghiamo, qui come in tante altre parti del Paese cominciando dalla vicina Liguria, l’incuria di decenni verso il nostro ambiente, a cominciare proprio dai corsi d’acqua, dalle loro sponde e dalle zone franose collinari e montane. Il virus dell’abbandono e del colpevole menefreghismo non si cura con i vaccini, ma con un piano straordinario per la salvaguardia del nostro territorio. Bene fa il Governatore Cirio a chiedere lo stato di calamità e ci auguriamo lo sostengano tutti i parlamentari piemontesi. Vanno chiesti finanziamenti immediati. Ma gli aiuti per ricostruire non bastano, serve un piano per la messa in sicurezza. Senza inutili tavoli di emergenza. Le magagne le conoscono i sindaci. Fidiamoci di loro.

fossati@cronacaqui.it

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