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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Una buona ricetta “alla piemontese”

Per chi è abituato, come noi, ad essere considerati gli abitanti della periferia dell’impero, trascurata per decenni dai vari governi che si sono succeduti, questo governo della destra quasi sorprende. Non era mai capitato che il Piemonte avesse cinque ministri, alcuni in posizione chiave nella squadra di Giorgia Meloni. E se questo discende anche dalle buone relazioni del governatore Cirio che oggi applaude a scena aperta, ben venga. In ogni caso sono talmente tanti i nodi da sciogliere a Torino e nelle altre province, che un filo diretto con Roma non può che fare bene. Anzi, sarebbe meglio dire che è finito il tempo delle chiacchiere e delle promesse. I dossier sui tavoli della Regione sono tanti. E alcuni sono cruciali per il futuro. A partire dalla Tav che resta in stand by, alla linea 2 della metro, al Parco della Salute, agli ospedali a pezzi (aspettiamo ancora i 315 milioni dei fondi Covid), all’aerospazio di cui parliamo solo per Astrosamantha, fino a Stellantis, ossia del futuro dell’auto e di Mirafiori. Di mezzo ci sono posti di lavoro, migliaia di precari e quell’hub del riciclo che deve essere finanziato. Un quaderno di doglianze che deve apparecchiare la tavola della ripresa. Anche ricorrendo ad un commissario, dove serve. Il modello Genova, con il Ponte Morandi, è lì per essere copiato. Chi sta in periferia da sempre non bada alle sottigliezze.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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