anna ucraina violino gn
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Un violino per la pace

Per cercare di capire la guerra in Ucraina, bisognerebbe guardare gli occhi lucenti di Anna, stretta nel suo vestito a fiori, mentre racconta di sentirsi in colpa a essere qui, sul palco dell’Eurovision con il suo violino. A fare musica mentre suo fratello e tutti gli uomini della sua famiglia sono rimasti là a combattere. Anna Makarova, 20 anni, originaria di Dnipro e membro della Youth Symphony Orchestra of Ucraine riempie Palazzo Madama di note leggere. Mentre suona ha gli occhi chiusi e, alle sue spalle, due ragazze dell’orchestra tengono alzata la bandiera del paese martoriato dalla guerra. Il gruppo di musicisti in fuga dal conflitto è in città in occasione dell’Eurovision Song Contest e, ieri sera, si è esibito sul palco del Valentino. I loro occhi sorridono quando parlano di musica, ma non appena il pensiero torna verso casa, in Ucraina, l’armonia impercettibilmente si rompe. «Mio fratello e tutti i maschi della famiglia sono rimasti là» racconta Anna e stringe il violino al petto. «Io, mia mamma e mia sorella siamo state evacuate e ora viviamo a Bratislava». Di fondo, una nota acuta di preoccupazione accompagna tutto il racconto. «È molto importante per me essere qui – prosegue la giovane violinista -, ma sento sempre il senso di colpa per il fatto stesso di essere salva e in un contesto in cui ci divertiamo. Tutto quello che possiamo fare è suonare e parlare del nostro Paese». Racconta la guerra anche Milana, 20 anni e rifugiata a Berlino. «A Kharkiv non c’è più casa mia» spiega la giovane violoncellista. «Facciamo musica insieme e cerchiamo di andare avanti» commenta anche la direttrice d’orchestra Natalia. «Siamo molto grati all’Italia e a Torino per il caldo benvenuto che ci stanno riservando – prosegue la direttrice d’orchestra -. Con la musica vogliamo presentare un pezzo della nostra cultura al mondo». Nella speranza, forse, che le note siano più eloquenti delle tante parole che in questi lunghi mesi di guerra sono state dette a proposito del popolo ucraino e della sua indipendenza. Parole che si mescolano alle notizie che arrivano dal fronte, dove i combattimenti sono sempre più aspri e e le minacce di ulteriori azioni di guerra si infittiscono. Come dimostra lo schieramento di forze d’attacco sul confine con la Bielorussia e i bombardamenti ossessivi su Odessa e sulla accieria Azovstal, dove resistono ancora un migliaio di miliziani del battaglione Azov. Nulla cambia in questa geografia disegnata con i crateri delle bombe, mentre l’agnello Putin che si è esibito sul palco della “Parata della Vittoria”, torna a mostrare i denti. O almeno così sostengono gli analisti americani, che sono convinti che la guerra possa durare a lungo, e con obiettivi ancora sconosciuti. Il primo di questi sarebbe la Transnistria coinvolgendo di fatto un altro paese confinante, ossia la Moldavia al cui fianco orientale corre questa striscia di terra tanto anelata dallo zar. Nel frattempo, alcune notizie flash sembrano avvalorare la sconfitta di Putin, almeno in terra Ucraina. Come il video girato da Al Jazeera nella regione di Kiev che mostra i corpi dei militari lasciati dalle truppe russe in vagoni frigorifero, prima della ritirata. Un altro scempio, questa volta commesso sui propri uomini, segno di una crudeltà fatta sistema che non risparmia più nessuno, neanche i commilitoni.

adele.palumbo@cronacaqui.it

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Giubileo - Casa funeraria
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo