GuardieEcologiche
Il Borghese

Un vigliacco contro i cani

Almeno quattro cani uccisi da una mano criminale, altri avvelenati ma sopravvissuti in piazza Villari, via Venaria e lungo la Spina reale. Gli episodi sono almeno dieci nel giro di pochi giorni: è la geografia delle azioni compiute dal serial killer di cani che sta colpendo a Torino fra borgo Vittoria e Madonna di Campagna. Un vigliacco che agisce su due fronti perché avvelenare un cane è violenza bieca che colpisce l’animale ma anche l’essere umano che condivide con lui la propria vita. Ma soprattutto si tratta di un criminale il cui profilo è stato studiato attentamente per lo stretto legame che c’è tra questo tipo di attività e i serial killer.

Molti casi studiati da illustri criminologi dimostrerebbero infatti che tali soggetti hanno iniziato la loro attività volgendo prima la crudeltà verso gli animali e solo successivamente verso i loro simili. Per questo la caccia all’uomo che sta impegnando una sparuta pattuglia di guardie volontarie dovrebbe interessare anche le forze dell’ordine. Perchè l’odio che induce qualcuno a impastare una polpetta di chiodi o di spilli, oppure a farcirla con veleno per topi non è solo indirizzato verso l’animale, ma indirettamente verso il suo padrone. Come dire che l’avvelenatore dei cani vorrebbe eliminare entrambi, ma non ha il coraggio di avventarsi direttamente contro nessuno dei due, perchè è un vile e ne teme le reazioni. Di qui un sentimento crescente di rabbia da parte della popolazione.

«È un delinquente» taglia corto Massimo Ramello, responsabile delle Guardie ecologiche della Città metropolitana. Sono loro a combattere contro chi getta carne piena di chiodi o ammoniaca agli angoli dei giardini e delle aiuole. Mentre i padroni dei cani hanno paura, tanto che qualcuno ha già piazzato dei cartelli mentre altri hanno dotato i loro animali di museruola. Ci si difende come si può, ma è una guerra a un fantasma che tuttavia bisogna scovare e punire duramente. «Bisogna fare attenzione a ogni passo, la mia Toffee mangia tutto – considera Maria Ligotino – Forse la situazione migliorerebbe se ci fossero più aree cani».

C’è chi è pronto a reagire, come la padrona della rottweiler uccisa da un boccone avvelenato in corso Grosseto: «Spero che il responsabile faccia la stessa fine» si sfogava su queste pagine Patrizia Antoniello. Concorda Nadia Fiorilli: «Io ammazzerei chi fa queste cose, anche perché ho preso appena in tempo il mio Camillo: ho dovuto spendere più di mille euro per salvarlo dall’avvelenamento». Altro che «problema lontano», come lo definisce Rita Lombardi: «L’ho visto in tv, non pensavo che potesse capitare anche nelle nostre zone». Di certo il problema è grave, visto che ha spinto la Circoscrizione 5 a intervenire.

Per primo si è mosso il coordinatore all’Ambiente, Giorgio Tassone, che dopo un sopralluogo lungo l’area della Spina Reale, ossia via Stradella, ha informato la polizia municipale e le guardie chiedendo un intervento: «Abbiamo trovato anche polpette con chiodi – racconta Tassone che sta seguendo la questione con la consigliera di Fdi, Cinzia Redavid -. Questo fenomeno ci allarma, potrebbe essere una vendetta di qualche cittadino per la continua presenza di deiezioni canine su strade e marciapiedi. Non a caso abbiamo chiesto l’installazione di nuove telecamere agli assessori al Verde e alla Sicurezza, Tresso e Pentenero».

Occhi elettronici per i giardini sotto attacco, come quello intitolato al 15enne Munteanu. Mentre nella zona di via Confalonieri sono stati ritrovati sospetti biscotti per cani: «La Circoscrizione ci ha chiesto di intervenire dopo tutti gli episodi nella zona attorno alla Spina – entra nel merito Ramello insieme alle guardie Luigi Rossetti e Bruno Revelli – Ma il fenomeno è molto diffuso in tutta la città. Ed è aumentato sempre di più, nonostante leggi e ordinanze: chi getta le esche, è un delinquente perché commette il delitto di uccisione di animali. Spesso sono rappresaglie per la mancata raccolta delle deiezioni, pure quella in crescita: è un meccanismo perverso».

Il problema è che le guardie non hanno molti strumenti per contrastare: «Noi facciamo controlli. E invitiamo i padroni a ridurre i rischi, controllando i loro animali. Ma è difficile fare ciò che sarebbe necessario, sia nella prevenzione sia nella repressione: noi abbiamo risorse minime, cioè le 25 guardie volontarie di Torino e le 175 in provincia». Ma i numeri degli addetti sono in calo: «Servirebbero nuovi corsi. Poi, in città, agiamo grazie a una convenzione con il Comune che andrebbe rivista: riceviamo 500 euro all’anno a fronte di 1.000 ore di servizio». Cifre imbarazzanti per chi dovrebbe fermare i killer di cani: «In realtà il fenomeno va affrontato dalle forze dell’ordine e dall’Asl, aprendo un tavolo in Prefettura. Altrimenti è difficile portare a casa il risultato».

federico.gottardo@cronacaqui.it

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