La Reggia di Venaria
Il Borghese

Un summit per pochi

Niente da fare: il G7 di Torino non è il G7 di Torino. Lo dovevamo capire dal luogo che è stato scelto per ospitare ministri, studiosi e scienziati, la Reggia di Venaria. Splendida e maestosa, certo, ma non è a Torino. Si era pensato al Lingotto, anche questo un gioiello architettonico. E avrebbe avuto anche più senso, in fondo questo è un summit su industria e innovazione e quella è una storica fabbrica.

Ma il Lingotto non andava bene. «Non avrebbe avuto senso bloccare un quartiere per una settimana», aveva spiegato il sindaco, pardon, la sindaca Chiara Appendino, dimenticando forse che proprio quel quartiere è da cinque anni ostaggio del cantiere infinito della metropolitana. Una settimana in più o in meno non avrebbe fatto molta differenza. E allora tutti a Venaria. Be’, non proprio tutti. Perché alla fine i giornalisti stranieri, forse stufi per le polemiche, i cambi di programma e le incomprensioni che aleggiavano sotto la Mole, a Torino non ci sono venuti. Nemmeno a Venaria, a dirla tutta. Tanto che l’Unione Industriale è stata costretta a cancellare la cena di gala che era in programma ieri sera «per illustrare le eccellenze del territorio alla stampa estera al seguito del G7». Evviva.

Ma questo G7 non doveva essere un palcoscenico internazionale per Torino? «Speriamo di trovare una futura occasione per promuovere a livello internazionale la nostra città e le nostre imprese», ha commentato un costernato Dario Gallina, presidente degli industriali torinesi, scusandosi per l’annullamento della cena. Insomma, un’altra bella figuraccia, che scatenerà il solito e sterile botta e risposta tra politici, dopo i fantocci decapitati e le minacce dei contestatori, pronti a marciare, loro sì, su Torino. Ah, anche la cena era a Torino, ma non era nemmeno il caso di ricordarlo.

Filippo De Ferrari

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