bonafous chieri
Cronaca
IL PROGETTO/1. Università e Regione sperano nei fondi del Pnrr per la struttura di Chieri

Un polo del cibo al Bonafous: il sogno per battere il degrado

Oggi il complesso anni ‘60 ha molti spazi vuoti. L’idea è riempirli grazie a 5 milioni di investimento: nascerebbe un campus

C’è una nuova speranza per il Bonafous: il Pnrr potrebbe portare i 5 milioni di euro necessari per recuperare i tanti spazi abbandonati del complesso, che si trova a Chieri ma è di proprietà della città di Torino. Obiettivo, coinvolgere tutti gli enti pubblici che insistono su quei locali: in estate hanno effettuato un sopralluogo anche gli assessori regionali Fabio Carosso e Marco Protopapa. «Questa è l’ultima occasione per creare un centro di formazione, ricerca e produzione agroalimentare» intima Gabriele Beccaro, docente di culture arboree all’Università di Torino e referente della proposta.

In effetti sono decenni che si parla di recuperare la parte inutilizzata del complesso al confine fra Chieri e Pecetto, nato negli anni ’60: per un periodo sembrava destinato a ospitare un centro sperimentale per la coltivazione della cannabis a scopo farmaceutico. Ma quel progetto non si è mai concretizzato, come tanti altri: «Ce li trasciniamo nonostante siamo tutti d’accordo che si debba fare qualcosa – fa notare Beccaro – Ora c’è il Pnrr e possiamo agire, finalmente». Il docente, insieme al collega Carlo Grignani, ha firmato uno studio di fattibilità che mette nero su bianco le idee per il Bonafous: si parla di un investimento tra i 4 e i 5 milioni di euro per recuperare i tanti edifici degradati del complesso, comprese le serre e le strutture del settore Verde pubblico che il Comune di Torino sta dismettendo (a Chieri nascevano i fiori per le aiuole della città).

Si punta a creare il “Centro Bonafous per l’educazione multifunzionale ad agricoltura, cibo e ambiente”: nello specifico, l’istituto Vittone amplierebbe le aule per il corso professionale agrario che ha già sede nel complesso. Così come si allargherebbe la fondazione Engim. Poi l’Università continuerebbe le attività già avviate con vigneto e Cantina sperimentale, spostando a Chieri molte delle attività del Dipartimento di Scienze agrarie. Per esempio, andrebbero nel nuovo Centro i 14 ettari di meli, mandorli, ciliegi e altri alberi che si trovano a pochi chilometri di distanza: «È un’enorme collezione di biodiversità, un museo a cielo aperto che da decenni è poco valorizzato. Come un quadro lasciato in cantina ad ammuffire». Il risultato, secondo i promotori, sarebbe unico in Italia: «Non esiste un luogo in cui coesistono scuole superiori, corsi professionali e facoltà universitarie dedicati a cibo e ambiente» rivendica ancora Beccaro.

Ora bisogna solo sperare che gli enti pubblici siano d’accordo a sostenere il progetto: «La città di Torino si è detta disponibile a concedere gli spazi – riporta il docente dell’Università – Durante il sopralluogo, gli assessori regionali erano colpiti dalle potenzialità del complesso: ora speriamo che ci si sieda attorno a un tavolo e si discuta. Crediamo che sia l’ultima chiamata per il Bonafous».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo