Mirafiori (Depositphotos)
Il Borghese

Un patrimonio da proteggere

L’indotto auto di Torino è stato – e in parte è ancora – uno dei gioielli scaturiti dall’ingegno e dall’operosità degli imprenditori di casa nostra. I Fornitori, non a caso con la F maiuscola, della grande fabbrica, quando eravamo la capitale delle quattro ruote. Le api che portavano il loro miele in Fiat e contribuivano a vestire le auto per il mercato. Parti di carrozzeria, sedili, elettronica (c’era la Magneti Marelli a fare la mamma…), fanali, e via discorrendo. Una bella favola moderna che non deve finire con un “c’era una volta”.

Finita l’era dei torni, delle presse, dei pistoni e delle marmitte che hanno fatto rombare le auto con il motore termico (ai miei tempi si chiamava motore a scoppio) adesso il cosiddetto “Indotto”, o cambia pelle, oppure finisce con la favola che ha scritto in oltre un secolo di fatica. Parliamo di migliaia di lavoratori, anche anziani, distribuiti in un caleidoscopio di boite, piccole officine, medie imprese. Lo scheletro che ha permesso alle nostre auto di conquistare il mercato. E che ora l’elettrico rende quasi obsoleto. Per non dire inutile.

E qui sta il grande rischio di Torino e dei suoi stabilimenti, lavoratori compresi, ovviamente. Inutile chiedere a Stellantis di occuparsi del trapasso, non è mestiere suo e forse neppure un obbligo, ma della politica, quella nazionale che dell’auto ha fatto troppo spesso spallucce, e di quella locale che ha, a Mirafiori, un immenso patrimonio di occasioni mai davvero sfruttate. Tre milioni di metri quadrati che potranno si fare spazio alla fabbrica del riciclo (sempre che non avvenga un altro scippo come accaduto con la Gigafactory), ma anche ad aziende di nuova generazione.

Non risolverà l’incubo dell’indotto, ma darà linfa al lavoro. Per la vecchia favola servono soldi (dall’Europa?), progetti e riqualificazione della manodopera. Perché se è vero che per fare un auto di nuova generazione serve solo il 20 per cento degli operai, non possiamo permetterci di mandarne a casa otto su dieci.

beppe.fossati@cronacqui.it

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Giubileo - Casa funeraria
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo