Il ritrovamento del corpo senza vita di Martine
Il Borghese

Un orribile delitto che cambiò Torino

La notte in cui in un lussuoso appartamento della Torino bene moriva Martine Beauregard, squillo per amore e ballerina di night, qualcosa cambiò.

Il suo corpo nudo e macchiato dalle torture inferte con le sigarette, gettato tra i rovi, il ritrovamento lungo una strada di periferia, la certezza che quella bella ragazza poco più che ventenne fosse stata ammazzata dopo una lunga agonia, o peggio, dopo un rito sessuale estremo, fecero capire che la bella vita della capitale dell’auto nascondeva segreti orribili.

E i quotidiani intinsero la penna pur con quella attenzione che il giornalismo imponeva, ai tempi. Stampa e Gazzetta del Popolo in competizione con i cronisti di nera più affermati, inviati da Milano e da Roma, qualcuno persino da Parigi, viste le origini della vittima.

E poi Martine era bella ed elegante, corteggiata nei night con fiori e champagne. Attorno a lei c’erano giovanotti e arzilli signori in età matura con Miura fiammanti, Mercedes e Porsche. E c’erano i soldi, tanti che sembravano poter pagare tutto, a cominciare dal sesso. Fino all’estremo.

In città si parlava a mezza bocca di quel giro che chiedeva sempre di più e che, forse, quella notte era andato oltre. Circolavano persino i nomi. Perché Martine, trovata tra i rovi, era morta tra le lenzuola candide in un gioco estremo.

Ora, a 50 anni da quella notte, un’anziana signora pare volerle rendere giustizia. E parla di una confessione del marito sul punto di esalare l’ultimo respiro. «Martine – avrebbe detto in questura è stata uccisa dallo zio del mio uomo, che poi fuggì in Sud America. Un uomo ricco, un imprenditore famoso».

Così, dopo tanto tempo, tornano alla memoria nomi sussurrati e assassini reo confessi forse per una manciata di quattrini. E poi scarcerati come Carlo Campagna, che di quelle notti era un assiduo frequentatore ma Martine la conosceva solo di vista. Ora immagino che qualcuno, nonostante l’età, provi un brivido alla schiena. Mentre noi vecchi cronisti aspettiamo la verità, sempre che la giustizia ce la faccia scrivere.

fossati@cronacaqui

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