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CHIERI

Un nuovo Hospice del Cottolengo per assistere i malati terminali

La struttura avrà 21 posti letto e sorgerà entro l’autunno al posto della vecchia casa di riposo
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I malati terminali potranno passare gli ultimi giorni nel centro di Chieri. Merito del “Cottolengo Hospice ”, che nascerà nella Piccola Casa della Divina Provvidenza di via Balbo 16 (a due passi dal Duomo). Lì, in passato, c’era una casa di riposo. Poi ha ospitato suore malate e anziane, che ora sono state trasferite. A breve partiranno i lavori per riadattare la strutture e creare 21 posti letto per pazienti che hanno bisogno di cure palliative e della terapia del dolore in un territorio dove manca un’offerta di questo tipo: l’obiettivo è che sia tutto pronto in autunno, considerando che gli spazi sono praticamente pronti. Presenta don Carmine Arice, padre generale della Piccola Casa: «Quando sono stato eletto, mi sono trovato immediatamente ad affrontare un acceso dibattito su temi legati alla cura della persona nella fase terminale della vita. Per me era importante accompagnare a tutto tondo le persone che hanno bisogno di cure palliative e le loro famiglie: sono convinto che, come ci ha ricordato papa Francesco, la risposta alla sofferenza dell’uomo sia una presenza che si china sul malato con amore, tenerezza, concretezza e si prende cura di lui». C’è anche un motivo simbolico per riqualificare l’edificio di via Balbo: lì il santo Cottolengo ha trascorso la sua ultima settimana di vita ed è morto, dopo essersi infettato di tifo curando i malati nell’epidemia del 1842. «È il luogo più giusto per accompagnare le persone a concludere la loro esperienza terrena con dignità – prosegue don Arice – La compassione, nel senso etimologico del termine, cioè “cumpatire”, è il più grande antidoto alla solitudine provocata da un inadeguato approccio terapeutico e dalla mancanza di un accompagnamento psicologico e spirituale. Sono gli stessi principi che regolano la preziosa legge 38 del 2010, che contiene le disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore». Aggiunge l’arcivescovo Cesare Nosiglia: «Si tratta di un servizio molto atteso e richiesto: la scelta del Cottolengo e della Diocesi di Torino di impegnarsi in questo campo sarà accolta con grande favore dalle famiglie che hanno congiunti in questa dolorosa situazione. Ma sarà utile anche per l’intero sistema sanitario pubblico e privato». Lo stesso Nosiglia, infatti, rivolge un appello alla Regione: «Speriamo che possa sostenere economicamente quest’opera, un’eccellenza che fa onore alla sanità piemontese. Non solo, speriamo che anche tanti fedeli e fondazioni bancarie mostrino concretamente la loro solidarietà». Per ora il governatore Alberto Cirio non fa promesse ma ringrazia Cottolengo e Diocesi per l’impegno: «La pandemia ci ha insegnato che non si deve tagliare ma investire sulla sanità, valorizzando soprattutto la medicina territoriale. Questo intervento va nella direzione della sussidiarietà, fondamentale per offrire risposte adeguate ai cittadini: speriamo che arrivino adeguati sostegni pubblici alla sanità no profit».

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