CORSO CASALE Montati New Jersey e ringhiere per il nuovo parco Michelotti

Un muro di cemento e ferro contro i disperati dell’ex zoo

Clochard e disperati chiusi in gabbia, scoppia la protesta: "Non è così che si risolve il problema"

Il parco Michelotti, l’ex zoo della città di Torino chiuso da 31 anni, oggi appare più che mai come un’area di divisione. Dopo l’apertura al pubblico dei primi 9mila metri quadri verso la Gran Madre, avvenuta domenica sera alla presenza della sindaca e dell’assessore all’Ambiente, con tanto di taglio del nastro da parte di un bambino, viene spontaneo domandarsi cosa accada invece nei restanti 20mila metri quadri dove sorgono le vecchie gabbie degli animali ancora occupate. Da una parte, il “Parco Giò”, frequentato a tutte le ore del giorno da tanti bimbi sorridenti accompagnati da genitori, nonni e insegnanti, dall’altra una vera e propria baraccopoli dove vivono gli emarginati dalla società. Nel mezzo: un alto muro di cemento e ferro, tirato su in fretta e furia per poter inaugurare l’area verde prima dell’estate. I disperati così, ironia della sorte, appaiono ancora più “in gabbia”.

E se prima i clochard potevano tranquillamente accedere alle loro casette, ora l’ingresso è stato completamente sigillato. Prima sono stati posizionati i jersey, che comunque potevano essere facilmente scavalcati, e poi sui blocchi è stata fissata una grata metallica invalicabile che separa il parco giochi dal parco del degrado. E non si sa ancora quando avverrà la riqualificazione delle vecchie gabbie degli animali che i cittadini vorrebbero salvare. È stata già effettuata una mappatura da parte del Comune per riscontrare la presenza di amianto nelle strutture fatiscenti, più volte date alle fiamme, che continuano a essere utilizzate come giaciglio da chi una casa non ce l’ha.

E ora sembra che non ci sia neppure più una via di fuga per queste persone, «che vivono in stato di salute precaria e potrebbero rischiare di farsi male scavalcando le altre recinzioni» spiegano alcuni residenti di borgo Po che negli anni hanno più volte visto gli occupanti entrare e uscire dal parco. Se il nuovo muro appare più resistente che mai, le reti su corso Casale e sul fiume versano ancora in pessime condizioni. La cancellata divelta all’ingresso verso la Gran Madre è stata rimpiazzata da una staccionata in acciaio corten, resistente agli eventi atmosferici, ma rimangono ancora da sostituire molte recinzioni sfondate e staccionate di legno marcio, sostenute temporaneamente da pioli d’acciaio.

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