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Libri
IL PERSONAGGIO

Un “Montalbano” a Jesi tra dialetto e imprecazioni e un sacerdote scomparso

Il fotoreporter Sergio Ramazzotti debutta nel thriller

Sergio Ramazzotti è uno dei migliori fotoreporter italiani, uno che i posti peggiori – ma anche quelli affascinanti – di questo mondo li ha visti e raccontati per immagini. Adesso, però, dopo vari libri di reportage, ha scelto la parola scritta – anzi, quella parlata, vedremo come mai – e la struttura di un giallo per il suo esordio narrativo: “Perdona loro” (Piemme, 18,50 euro).

La trama parte dai tormenti di Neri, giornalista inviato di guerra che non ne può più del suo mondo e va a rifugiarsi in un paesino delle Marche, terra di origine dei suoi nonni. Qui, alla trattoria di Jolanda, finisce nella tela delle infinite chiacchiere di tre sacerdoti crapuloni. Finché, un giorno, uno di loro, don Modesto, scompare. Neri, controvoglia, viene attratto in questo mistero e finisce con l’affiancare il maresciallo Tiberi, investigatore sottovalutato e autoesiliatosi a sua volta. Ma la particolarità di questo romanzo un marchigiano italianizzato: fossimo in cucina la chiamerebbero fusion. E poi il marchigiano è spassosissimo, ci sono espressioni strepitose, e scrivendo così mi sono divertito come non mi era mai successo scrivendo un libro: c’erano momenti davanti al computer in cui ridevo da solo come un cretino, con le lacrime agli occhi, per quello che avevo appena finito di scrivere».

E in effetti è proprio così: la cadenza è musicale e l’effetto di questo intercalare è spassosissimo, quasi come le invocazioni alla Trinità che rilascia uno dei sacerdoti che «quasi si sbollava Cristo» dalla croce. Unico neo, a volerlo trovare, che a un certo punto questo intercalare prende il sopravvento sul ritmo di una narrazione che affascina, mutuando elementi del giallo classico e del noir “di paese”. Imperdibile è la trattoria di Jolanda, realmente esistente a quanto pare, così come il “tavolo dei preti”, «ho cenato spesso con loro e in molte occasioni, a fine pasto, quando la trattoria era ormai deserta e noi restavamo a tavola fino a tardi, sono stato il loro confessore. Preti in prima linea in un luogo fondamentalmente anticlericale, problematici, fallaci, con mille idiosincrasie e contraddizioni: ma forse proprio per questo sono la sola tipologia di preti capaci di fare breccia nell’animo della gente. Un po’ come gli dèi dell’antico pantheon greco, che esibivano tutte le debolezze dell’essere umano».

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