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Un giorno da porcospini

La trasmissione “un giorno da pecora” è fastidiosa. Purtroppo è ideata, condotta e scritta da compagni, e questo fa capire perché vada in onda da 14 anni dalle 13,30 alle 15. Ciò spiega anche la sua audience: a quell’ora avrebbe successo chiunque, un po’ come succede con il festival di Sanremo che monopolizza le serate per una settimana dopo un battage pubblicitario di mesi, senza trasmissioni valide sulle altre reti a disturbarlo. Questo talk show radiofonico condotto dal “simpatico Lauro” (che con la sua voce chioccia, la sua petulanza e le sue stupide battute con cui tenta di far ridere le compagne di classe è simpatico come un riccio nelle mutande) e da Geppi Cucciari, pone ai politici invitati domande fondamentali su cosa mangiano, a che ora vanno di corpo ecc. Il tragico è che i politici fanno a gara per essere invitati e (quelli di destra) sbeffeggiati, perché a un politico la visibilità giova comunque, anche alla gogna. I più seri però non ci vanno, e allora vengono sfottuti con la registrazione di un loro discorso magari improvvisato, del quale vengono isolate e irrise le papere, i termini inesatti, i difetti di pronuncia. Ieri toccava al ministro Pichetto Fratin, che non ha un eloquio fluido e sbaglia spesso nel dire le parole. E loro a ripetere, sottolineare, sghignazzare. In inglese si chiama “body shaming”, svergognamento fisico. E’ come fare il verso a un balbuziente. Equivale al “culona inchiavabile” detto da Berlusconi della Merkel. Proibitissimo, secondo la bibbia del “politically correct” tanto cara ai rossi. Ma, come al solito, loro possono. Come dite? Basta cambiare canale o spegnere la radio? Lo so. Ma perché tocca sempre a noi doverlo fare?

collino@cronacaqui.it

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