Gabriele Defilippi arriva in tribunale per l'udienza preliminare
Il Borghese

Un gioco crudele

Noi avevamo titolato “Gloria e il diavolo” quel libro allegato al nostro giornale sul caso Rosboch, ma stavolta è addirittura il procurator  capo Ferrando a usare l’aggettivo «diabolico» parlando di Gabriele Defilippi. Già perché il ragazzo accusato dell’omicidio della povera Gloria ha riservato a cronisti e giudici l’ennesimo colpo di teatro: dopo mesi passati a cercare di allontanare da sé l’infamia dell’assassinio, ha deciso di confessare.
E l’ha fatto in aula, proprio mentre la procura si preparava a formulare la richiesta di condanna. Cosa sperava di ottenere con questo gesto? Non che la sua confessione precedente (peraltro poco attendibile), ossia «l’abbiamo gettata nel pozzo io e Obert, era ancora viva» fosse molto meno agghiacciante… Forse stavolta dice la verità? L’avvocato di parte civile sintetizza egregiamente: «Per noi cambia poco».
E anche per la procura, che aveva già deciso di chiedere l’ergastolo. Viene da chiedersi quali altre sorprese il ragazzo voglia riservarci nei pochi giorni che ci separano dal pronunciamento della sentenza. Vuole continuare a farsi passare come un disturbato mentale, per ottenere il diritto alle cure fuori dal carcere come invoca il suo difensore? O sadicamente sa che ogni sua parola conficca altre spine delle carni di una famiglia già duramente provata e straziata? Al peggio non c’è limite.
Twitter @AMonticone

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