volontari soccorso alpino
Cronaca
L’INTERVISTA

Un esercito di volontari per salvarci: «La Regione investa sulle reti radio»

Parla il presidente dei soccorritori, Luca Giaj Arcota: «Dobbiamo comprarci noi le divise»

A salvare vite in montagna c’è un esercito di 1.200 persone sparse per il Piemonte. Di queste, solo 6 sono assunte come impiegati: i soccorritori veri e propri sono volontari che si formano per un anno e poi ricevono un rimborso spese per la loro attività. Ma si devono pagare le divise di tasca loro: «È sempre stato così – allarga le braccia Luca Giaj Arcota, che guida questo “esercito” come presidente regionale del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas) – Gli unici professionisti, oltre ai nostri 6 impiegati, sono i colleghi della Guardia di finanza, che hanno stazioni a Bardonecchia, Cuneo e Domodossola. Noi siamo gli eredi delle società di mutuo soccorso tra gli alpinisti, che si sono poi trasformate in questo ente privato di diritto pubblico». Il Cnsas è un’associazione con un bilancio da circa 1 milione di euro. Conta 52 stazioni di valle, una centrale operativa sempre attiva a Torino, quattro basi di elisoccorso e tre unità cinofile per la ricerca in caso di valanghe. E, soprattutto, 1.200 volontari: «Ci sono associazioni come la nostra che sono più ricche: la Lombardia, per esempio. Diciamo che ognuno fa fuoco con la legna che ha. Almeno riusciamo a coprire le spese per le attrezzature e fornire caschetti e imbragatura a tutto il personale». Molti corpi analoghi, come i pompieri volontari, lamentano da tempo problemi con il “reclutamento”: «Per fortuna noi non abbiamo difficoltà da questo punto di vista: ci sono sempre nuove leve e, a giorni, prenderanno servizio 50 ragazzi che hanno terminato il percorso formativo di un anno. Sono previsti esami estivi e invernali per testare la capacità di arrampicare, sciare, salire e scendere con la corda». In questi anni il Soccorso alpino ha investito molto sulla formazione: «Ci siamo specializzati sugli interventi con l’elisoccorso e in notturna: così ci sono più possibilità di raggiungere gli infortunati, come successo dieci giorni fa nell’Orrido di Foresto. Siamo riusciti a calare il medico per 80 metri fino al ruscello, a fargli assistere l’escursionista e a tirarla fuori viva». Il Cnsas prevede esami di mantenimento ogni cinque anni, in modo da verificare che il personale resti sempre aggiornato. Però i volontari non possono fare proprio tutto da soli. Infatti Giaj Arcota spera anche nell’aiuto della Regione: «L’assessore Marco Gabusi si è impegnato a migliorare la rete radio: in montagna è fondamentale perchè è l’unico collegamento possibile quando non prende il telefono cellulare. Adesso sembra che abbiano trovato i 3 milioni di euro necessari».

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