ex cesm
Cronaca
VIA CENA

Un centro di incontro nell’ex Cesm: «Per noi è un punto di riferimento»

La petizione di 241 residenti chiede un futuro di comunità per lo stabile abbandonato da anni

Il futuro dell’ex Cesm di via Cena 5, nel quartiere Rebaudengo, resta incerto. L’edificio, nato nel 1975 e in disuso dal 2015, è oggetto di una petizione firmata da 241 cittadini che ne richiedono l’utilizzo per donare alla comunità un centro di incontro. «Abbiamo denunciato molte vandalizzazioni alle forze dell’ordine – spiega Marco Milazzo, primo firmatario della petizione – e monitoriamo l’edificio tutti i giorni». I residenti trovano nell’ex Cesm «un punto di riferimento per il quartiere», sottolinea il firmatario Pasquale Ricucci. «Siamo già entrati in contatto con diverse associazioni – annuncia Milazzo – per rendere quel luogo un centro culturale dove svolgere attività artistiche». Non solo un polo per la cultura, ma anche un punto di ascolto per i ragazzi. «In Barriera Rebaudengo manca tutto – fa notare Daniela Billò, anche lei firmataria – è un territorio in cui ci sono molti giovani disadatti e un centro di ascolto psicologico sarebbe di aiuto». Creare una rete di servizi anche con il centro di via Cavagnolo sarebbe un surplus per il quartiere, ma «siamo la periferia più abbandonata della città – afferma Billò – speriamo di non essere dimenticati». A mancare non è la volontà politica di recuperare l’ex Cesm di via Cena, spostato in corso Bramante nel 2017, ma i fondi. I lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza dell’edificio ammontano ad un milione e 200mila euro, una cifra che non viene coperta dal Pnrr. «Non c’è alcuna contrarietà all’uso della struttura – dice l’assessora Carlotta Salerno – ma manca una progettualità». «Con la vicesindaca Favaro stiamo ragionando su un utilizzo anche territoriale. È una questione complessa». L’ex Cesm, oltre ad ospitare le associazioni e i punti di ascolto proposti dai cittadini, potrebbe essere la sede di luoghi sociali, assistenziali e presidi medici. I firmatari della petizione chiedono anche solo la riapertura di 2-3 locali. «Bisogna fare uno studio specifico per i lavori minori», conclude Salerno. Un lavoro che richiederà un’attesa di almeno due mesi.

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo