Un caffè shakerato

Bello shakerato. Sì alla fine è così che l’abbiamo fatto l’ultimo “Caffè in redazione”, tanti temi e tanti argomenti calati in uno shaker e agitati allegramente. Perché la chiacchierata con il prefetto, il questore e il colonnello dei carabinieri li ha affrontati proprio tutti i temi che stavano a cuore sia a loro tre sia a noi giornalisti.

Sintetizzabili in una parola: Torino. La Torino che si avvicina al Ferragosto, con la speranza che non debba essere un “ponte caldo”, per via delle tensioni che si sono create anche e soprattutto a livello nazionale. Ci penserà già l’autunno a far salire la temperatura politica… La questione principale sul tavolo, alla fin fine, è sempre la sicurezza. Intesa in tutte le sue forme, perché anche se i reati sono in costante calo (tranne le truffe agli anziani, che rappresentano una autentica piaga) la paura e il senso di insicurezza paiono muoversi in senso inverso.

E non aiutano gli strepiti di chi usa il tema per una campagna elettorale permanente, di chi fa l’equivalenza tra migranti da salvare e clandestini da cacciare. E una città spaventata, una società spaventata smette anche di vivere, oltre a coltivare rancore e rabbia. Io, in un ipotetico piano sicurezza, confesso che userei davvero lo shaker: la presenza sul territorio, le indagini, l’attenzione costante come suggeriscono i nostri tre ospiti, ma anche la maggior collaborazione tra cittadini e istituzioni, per finire con un’apertura diversa della nostra città. Apertura ai giovani, agli anziani, agli stranieri, l’invito a riprendersi le “zone franche” e a farne luoghi vivi e palpitanti. Questo è l’unico tipo di agitazione che serve, non quella che fa correre come topolini ciechi incontro al disastro. Agitare e mescolare. Il segreto è scegliere bene gli ingredienti.

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