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Politica
E i termosifoni restano spenti fino al 3 novembre

Un anno di Lo Russo: dai cantieri a rischio alla nuova austerity

Fino a dicembre riscaldamenti accesi per un massimo di dieci ore durante il giorno. «Riduciamo i consumi»

L’ingresso in Sala Rossa, un anno fa, ormai è un ricordo lontano per il sindaco di Torino Stefano Lo Russo. Oggi il primo cittadino ha cose più urgenti a cui pensare, che non gli permettono di indugiare sul viale dei ricordi. Da un lato, c’è il caro materiali che mette a rischio la partenza di centinaia di cantieri in città; dall’altro, il taglio delle fermate della linea due della metropolitana – oggetto di un’interrogazione in Parlamento al neo eletto ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini -. Per non parlare del caro energia, che ha letteralmente travolto Palazzo Civico e, in particolare, il Gruppo torinese trasporti. I consumi di bus e tram sono alle stelle e senza un aiuto economico da parte del governo il servizio non sarà più sostenibile. Nella giornata di ieri poi Lo Russo ha firmato un’ordinanza con cui posticipa dell’attivazione degli impianti di riscaldamento di case e uffici.

EMERGENZA BOLLETTE
Tutto spento fino al 3 novembre. «Visto il persistere delle alte temperature anomale di questi giorni, stante la situazione dei costi dell’energia e dei livelli di inquinamento atmosferico attuali la misura ci appare opportuna e necessaria» spiega il primo cittadino. «Ho anche individuato come misura ulteriore la riduzione, dal 3 e fino al 30 novembre, della durata massima di accensione degli impianti di riscaldamento fino ad un massimo di 10 ore per ridurre i costi energetici e l’inquinamento». Se il termometro dovesse scendere la misura verrà sospesa o revocata, fanno sapere da Palazzo Civico. «Anche in questo caso proporrò ai 205 sindaci della Città metropolitana che hanno la stessa fascia climatica di Torino di adottare, se lo riterranno, provvedimenti analoghi» aggiunge Lo Russo, suo malgrado regista di questa nuova fase di austerity per la città

ANAGRAFE: GIOIE E DOLORI
Archiviati i tempi in cui fuori dall’anagrafe centrale di via Giulio i torinesi si mettevano in coda di notte per ottenere un documento, i problemi dei servizi al cittadino non possono dirsi risolti. Se è vero che il tempo medio di attesa per fare una carta d’identità si è accorciato; di contro, ci vogliono ancora tre mesi per un cambio di residenza o di domicilio e più di 25 giorni per un atto di morte. «Abbiamo lavorato sodo, badando molto alla concretezza, concentrandoci più sulla programmazione e meno sulla “narrazione”» commenta Lo Russo, a un anno di distanza dalla sua elezione. «Ne restano quattro per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati» chiosa. Appare poi mantenuta la promessa fatta dal sindaco in campagna elettorale di riaprire le sedi decentrate dell’anagrafe di piazza Astengo e via Leoncavallo. Gli sportelli sono aperti ai cittadini, ma solo in alcuni giorni e in determinati orari.

LA METRO IN PARLAMENTO
Il taglio di alcune – non ben definite – fermate della linea due della metropolitana è arrivato in Parlamento. La senatrice del M5s Elisa Pirro ha depositato un’interrogazione al ministro Salvini per chiedere chiarimenti sull’andamento di un progetto che definisce «fondamentale per la mobilità urbana del capoluogo piemontese, avviato dalla precedente amministrazione guidata dal M5s». Lo Russo, dal canto suo, ricorda di aver preso l’impegno di non «scaricare le colpe dei mancati risultati su chi c’era prima o su altri, non perdere tempo in polemiche inutili o in conflitti partitici di scarso o nullo interesse per la città».

LA GRANDE VITTORIA
Lui non lo dice apertamente, ma il momento più bello dell’ultimo anno da sindaco immaginiamo sia da ricondurre al giorno della firma dell’accordo con Stellantis. Meglio, alla sera prima. Quando anche l’ultima riunione, in vista del patto che avrebbe permesso a Mirafiori di rinascere dalle sue ceneri e di diventare un hub dell’economia circolare, era andata a buon fine.

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