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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Un altro pezzo che se ne va

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La “visita”, come la chiama una fonte che chiede di rimanere anonima («perché sai, qui la situazione è delicatissima»), sarebbe avvenuta un mese e mezzo fa. «Nei primi giorni di febbraio». Con gli emissari di una società inglese («ma parlavano anche tedesco») a spasso per gli stabilimenti italiani di Iveco e di Fpt. E se è vero che «cinesi, per ora, non se ne sono visti», il sospetto di chi ha incontrato la delegazione è che la visita fosse in realtà un sopralluogo commissionato da Faw, il colosso di Changchun che, prima di pagare moneta, ha voluto vedere cammello. Niente di strano, per carità. Ci sarebbe stato da stupirsi del contrario. Ma quel sopralluogo è l’ennesimo indizio che conferma quanto la trattativa per la cessione del gioiello torinese sia in fase avanzata. L’ultimo indizio, forse il più pesante, è quello arrivato ieri. Con un ulteriore balzo in Borsa (+2,05%) del titolo di Cnh che ormai, più che una curva, sembra la parete scoscesa di una montagna. E sulla vetta, secondo gli esperti, c’è l’immagine, sempre più nitida, di una stretta di mano che farà parecchio felici gli azionisti, forse un po’ meno i nostri operai e gli imprenditori dell’indotto. A spingere Cnh a Piazza Affari, sono convinti gli analisti, sarebbero infatti le indiscrezioni che danno l’offerta di Faw in arrivo entro la fine di questa questa settimana. Forse giovedì, o addirittura prima, visto che il 15 aprile, per Cnh, è il giorno dell’assemblea degli azionisti.

Il giornale Milano Finanza ieri scriveva senza usare il condizionale che “il gruppo cinese ha concluso la due diligence su Iveco ed è pronto a presentare un’offerta alla controllante”. Con Faw che sarebbe pronta a mettere sul piatto oltre 3,5 miliardi di euro per rilevare il 100% di Iveco, esclusa la divisione dedicata ai veicoli militari, e una quota di maggioranza in Fpt, la controllata che produce sistemi di propulsione. L’esclusione dal perimetro delle attività militari, oltre alla quota del 7% dell’americana Nikola, «sarebbe giustificata dal fatto di evitare l’applicazione del golden power, anche se all’interno del Governo si sta ragionando affinché questo potere venga allargato anche al settore auto», sottolineano gli analisti di Equita, che ritengono «ragionevole», in caso di cessione, lo stacco di un «un dividendo straordinario superiore a 1,5 miliardi di dollari», godendo Cnh di una cassa netta che «salirebbe a oltre 3 miliardi».

Dunque, altri soldi (e tanti) nelle tasche degli azionisti. E un altro gioiello della nostra industria che se ne va. In mani cinesi. Senza certezze per i nostri stabilimenti, per chi ci lavora e per tutto il mondo dell’indotto. Una situazione confusa come quella di Stellantis, che ieri ha annunciato altra cassa a Mirafiori e Grugliasco, mentre anche il suo titolo correva in Borsa. Come dice Gianluca Ficco della Uilm, ormai, la finanza conta più della politica. Soprattutto quando il silenzio della politica diventa assordante.

stefano.tamagnone@cronacaqui.it

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