coltello occhio
Cronaca
IL CASO

Ucciso con un coltello conficcato nell’occhio: il fratello in manette

Il possibile movente: la divisione dei beni di famiglia

Come tra Caino e Abele. Un fratello buono e l’altro cattivo. Così, almeno, all’apparenza. Ma la vicenda che riguarda Enrico e Carlo Pellegrini (di 52 e 48 anni) appare più complessa di come si presenta. Enrico è stato trovato cadavere nella cantina di casa con un coltello conficcato nell’occhio sinistro. Carlo, avvocato non più iscritto all’ordine forense, è stato posto sotto fermo giudiziario a Rovereto, dove si era rifugiato dopo il delitto e dove è stato rintracciato nella tarda serata di domenica. Secondo l’accusa, sarebbe stato lui a uccidere il fratello e, alle prime luci dell’alba di ieri mattina, avrebbe in parte ammesso il suo coinvolgimento nel delitto, ma non la responsabilità. Difeso dagli avvocati Carmela Parziale di Mestre e Nicola Canestrini di Rovereto, avrebbe poi deciso di non rispondere più alle domande degli inquirenti. «Il nostro cliente – spiegano i legali – si trovava in una località turistica ed era lontano da Torino». Enrico è stato trovato senza vita in un palazzo di via Principe d’Acaja a Cit Turin. Alloggio di proprietà del padre dei due fratelli, Rodolfo, anche lui avvocato. E’ stato lui a dare l’allarme: «I miei figli non rispondono al telefono – aveva detto ai carabinieri. Temo sia accaduto qualcosa di di tragico. Per favore, andate a vedere». Il primo sopralluogo non aveva dato alcun esito e l’avvocato Rodolfo Pellegrini aveva insistito: «Cercate anche in cantina e in garage». Poi lo sconcertante e macabro ritrovamento. «Un delitto feroce – hanno commentato gli investigatori – consumato già da qualche giorno». Enrico potrebbe essere morto dissanguato, anche se sarà l’autopsia ad accertare se la coltellata inferta al bulbo oculare abbia anche coinvolto organi vitali come il cervello. La presunta fuga di Carlo, ritenuta fin da subito sospetta, aveva indirizzato i carabinieri verso la pista più verosimile, anche se, almeno allo stato dei fatti, non vi sarebbe stata piena confessione del sospetto e restano sconosciuti i motivi che avrebbero condotto l’avvocato Carlo Pellegrini all’atto fratricida. «Potrebbero esserci stati motivi economici – spiegano gli investigatori – relativi all’assegnazione dei beni ai due figli e all’uso dell’appartamento a Cit Turin». Sarà il padre Rodolfo, almeno in questa prima fase dell’indagine, a ipotizzare ciò che avrebbe spinto i figlio più giovane a uccidere il maggiore. Quest’ultimo, da tempo afflitto da una patologia psichiatrica, usciva poco di casa e non aveva relazioni di alcun tipo. Enrico, raccontano negli eleganti palazzi di Cit Turin, lo si vedeva spesso starsene appoggiato al balcone a fumare sigarette, a scrutare il viavai in strada, a guardare la vita che scorreva. Enigmatica e complessa da ricostruire, invece, la vita del più giovane dei due fratelli. Dopo aver lasciato la toga, si sarebbe cimentato nell’attività di “avvocato d’affari”, ma non vi sarebbero tracce di questo suo nuovo impegno professionale e sono pochi i legali torinesi che lo ricordano in aula a perorare cause per i suoi clienti. Sullo sfondo resta l’immagine di una famiglia per bene, chiusa in se stessa, che non faceva trasparire agli altri le proprie fragilità. Decisive nell’indagine i rilievi scientifici sulla scena del crimine dove l’assassino avrebbe lasciato tracce del suo Dna.

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo