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BARBANIA Omicidio di Gaiottino e della moglie, risolto il giallo

Uccisi in Colombia per i lingotti falsi: 22 anni per il killer

Condannato il mandante, presi gli esecutori. Una truffa da 45mila euro dietro il delitto

Una truffa da 45mila euro. E’ per questo che il 15 giugno 2018, in Colombia, sono stati uccisi l’imprenditore Roberto Gaiottino, 44 anni, e sua moglie, Claudia Dominguez Zabala, 36. Uccisi per essersi accorti di essere stati truffati e aver chiesto la restituzione dei soldi che erano stati loro sottratti.

A ordinare l’omicidio della coppia, secondo il tribunale colombiano, è stato Oswaldo Londoño Barahona, condannato a 22 anni, 7 mesi e 15 giorni di carcere con l’accusa di doppio omicidio aggravato, trasporto illegale di armi da fuoco e frode aggravata.

Secondo quanto è stato ricostruito durante il processo, Londoño è un commerciante di preziosi e cambia-valuta di Pereira, città di cui era originaria la Dominguez. Gaiottino, figlio di un imprenditore edile di Barbania da cui aveva ereditato l’attività, da tempo meditava di trasferirsi in Colombia con la bella moglie, ex modella conosciuta in una vacanza in Sud America e sposata nel 2015. Niente case e palazzi però. La coppia voleva avviare una nuova attività, investendo i propri capitali nel commercio dell’oro. E qui è entrato in scena Londoño, che ha venduto alla coppia due chili di oro in cambio di 230 milioni di pesetas, pari a circa 62mila euro di cui poco meno di 45mila pagati da Gaiottino alla consegna. Tutto bene, fino a quando la coppia non si è resa conto che quei lingotti scintillanti in realtà valevano ben poco: l’oro era falso. Quello che è successo dopo lo si può facilmente immaginare: Gaiottino e la moglie hanno chiesto la restituzione dei soldi, minacciando di denunciare il truffatore. Londoño però quei 45mila euro non li aveva più e di finire in galera non ne aveva la minima intenzione. Così, come ha confessato lui stesso, ha assoldato dei killer – che andranno a processo il prossimo mese – e li ha mandati a uccidere la coppia.

Gaiottino e la moglie erano arrivati in Colombia da pochi giorni. A Pereira lei aveva ancora i parenti e quello era il posto che i due avevano scelto per la loro seconda vita, lontano dall’Italia. Ci andavano spesso e la volontà era quella di trasferirsi definitivamente. Per quello che sarebbe stato il loro ultimo viaggio, avevano scelto di alloggiare in un lussuoso hotel di Pereira e quella sera, in compagnia di un amico, erano andati a cenare al ristorante italiano San Martino, in avenida Circunvalar, la strada della “movida” locale. Terminato di mangiare, i tre si erano avviati all’uscita ma non avevano fatto in tempo a lasciare il locale. Il killer li aspettava sul marciapiede, con la pistola in mano. Claudia non è riuscita neanche a uscire dal dehors, mentre Roberto ha fatto appena un metro in più. Una vera e propria esecuzione: cinque colpi di pistola, gli ultimi alla testa e poi la rapida fuga a piedi, verso un mezzo guidato da un complice per riuscire a fuggire il più velocemente possibile. Una fuga che anche per loro pare destinata, con ogni probabilità, a finire in prigione.

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