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Cronaca
VISTRORIO

Uccise l’amico con un punteruolo: pena di 21 anni anche in Appello

Alberto Diatto continua a professarsi innocente: «Non sono io l’assassino»

«Non ho mai pensato di uccidere una persona, meno che mai Moschini, con cui ho condiviso trent’anni di amicizie, di feste e di fumate di marijuana». A nulla è valsa la dichiarazione spontanea, resa ieri dall’imputato, Alberto Diatto, prima della sentenza. La Corte d’Assise d’Appello, presieduta dal giudice Franco Greco, lo ha ritenuto colpevole di omicidio premeditato e ha confermato la condanna, inflitta in primo grado dal tribunale di Ivrea, a 21 anni e quattro mesi di reclusione.

Diatto, infermiere biellese di 62 anni, difeso dagli avvocati Alberto Metallo e Claudio Novaro, è accusato di avere ucciso con un punteruolo Roberto Moschini, 57 anni, nell’abitazione di quest’ultimo a Vistrorio, nella notte tra il 19 e il 20 luglio 2019. Diatto ieri ha reso una dichiarazione lunga e a tratti confusa. Il perito lo aveva però giudicato capace di intendere e di volere. Sono costituti al processo come parti civili i familiari della vittima, con l’avvocato Paolo Campanale. Secondo l’accusa il movente consisterebbe in venti euro, i soldi che l’imputato, che nel 2019 sarebbe stato in ristrettezze economiche, avrebbe chiesto (invano) alla vittima, per fare un pieno di benzina.

Diatto ieri ha ricostruito, a suo modo, i fatti: «Con Roberto ci vedevamo il venerdì sera e il sabato sera. Ci trovavamo a casa sua con altri amici. Quella sera avevo visto la luce del salotto spenta, ma ero entrato in casa lo stesso». Tra Diatto e Moschini ci fu una colluttazione, ma l’imputato sostiene di non ricordare«Quando andai via – ha raccontato – venni aggredito da un signore con un bastone piatto e lungo. Mi fratturò il naso, alzai le braccia e venni colpito al ventre». Il “signore” descritto sarebbe un vicino di casa, intervenuto dopo avere sentito le grida della vittima, che venne trovata morta riversa accanto al divano. «Sono innocente – ha concluso Diatto – non ho mai voluto ucciderlo e non credo di averlo fatto». La dinamica era stata chiarita subito dopo il fatto e non vi sono dubbi sulla paternità del delitto. Finora accusa e difesa si sono confrontati sulla premeditazione, che per la difesa non sussisterebbe.

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