Alex Pompa
Cronaca
LA SENTENZA

Uccise il padre, assolto: non è reato. «Ha salvato la sua vita e la mamma» [FOTO E VIDEO]

Oggi Alex Pompa, 19 anni, lascerà i domiciliari: «Ho visto l’inferno, ora voglio una vita normale»

Seduto sul banco degli imputati, Alex Pompa ha atteso immobile la lettura del verdetto per quasi un’ora. Concentrato su se stesso con a fianco l’avvocato Claudio Strata e dietro di loro la mamma Maria Cutoia e il fratello LorisQuando la giudice della prima sezione della Corte d’Assise, Alessandra Salvadori, ha pronunciato la frase tanto attesa, «assolto perché il fatto non costituisce reato», c’è stato un fremito di soddisfazione e di liberazione tra tutti coloro che circondavano Alex. Lui no. È rimasto composto nel suo abito bluette, sopra una camicia immacolata. Perché, per Alex, non è la fine di un incubo: «È una domanda che mi pongo e alla quale non so rispondere, perché i momenti difficili sono stati molti, troppi». Guardandosi indietro c’è il papà Giovanni, colpito e ucciso con 34 coltellate quel maledetto 30 aprile 2020. Alex aveva 18 anni, stava per sostenere l’esame di maturità (poi superato a pieni voti) e oggi frequenta con lo stesso profitto l’Università, ma quel giorno non lo dimenticherà mai, come non dimenticherà la via crucis in Tribunale. Le motivazioni saranno pubblicate tra 90 giorni, ma già si può ipotizzare che la Corte abbia deciso di dichiarare l’innocenza di Alex sulla base della normativa, anche se non applicata direttamente, ma «richiamate per analogia», relativa alla legittima difesa. «Perché senza la reazione del mio assistito – sottolinea l’avvocato Claudio Strata – sarebbero stati in pericolo, oltre ad Alex, anche e soprattutto la signora Maria e Loris», perché la violenza di Giovanni Pompa si era manifestata in una lunga serie di occasioni e Alex «agì per difendere la madre dalle continue aggressioni di un marito ossessivamente geloso e continuamente aggressivo».

A caldo lo studente commenta: «Siamo tutti contenti, ce lo meritiamo. Sappiamo quello che abbiamo vissuto, abbiamo visto l’inferno. Ora avremo una vita finalmente vera, normale, come tutti i ragazzi. Con una madre e un fratello accanto. Ringrazio la Corte, abbiamo sempre confidato nella giustizia e abbiamo sentito davvero il supporto di tutti nonostante tanti momenti duri. La prima cosa che faremo è andare a casa e abbracciarci. È stata una giornata pesante. Questa è giustizia, abbiamo vinto noi». Aggiunge il fratello Loris: «Abbiamo visto la morte in faccia, Alex ci ha salvato la vita».

Ad ascoltare la sentenza in aula c’erano anche l’ex preside dell’istituto alberghiero di Pinerolo che il giovane frequentava all’epoca dell’omicidio, Rinaldo Merlone, e un imprenditore trevigiano, Paolo Fassa, che quando aveva appreso della vicenda, ne era rimasto colpito e aveva deciso di aiutare il ragazzo. Come un «angelo custode» (così l’ha definito il giovane), l’imprenditore gli ha trovato un difensore, «ho scelto il miglior penalista della città», e da allora ogni 15 giorni ha telefonato ad Alex, seguendo ogni passo della vicenda.

La corte d’Assise, dopo sei ore di camera di consiglio, ha emesso un verdetto difficile. L’accusa, sostenuta in aula dal pm Alessandro Aghemo, si era trovata «costretta a chiedere 14 anni di carcere», perché l’introduzione delle regole per il “codice rosso” portano a escludere la concessione di attenuanti per chi uccide una persona legata da vincoli familiari. Per questo la procura aveva invitato i giudici a sollevare una questione davanti alla Corte costituzionale. Solo due alternative erano possibili come verdetto. Quattordici anni oppure l’assoluzione, per legittima difesa, come aveva chiesto l’avvocato difensore Claudio Strata che nella sua arringa aveva spiegato la drammatica situazione familiare vissuta in quella casa a Collegno, oppure «perché il fatto non costituisce reato», come ha deciso la Corte. Per far rivivere quella situazione ai giudici, in aula il legale aveva fatto ascoltare 250 registrazioni shock, oltre nove ore di audio in cui le urla e le minacce, gli insulti e le aggressioni tra marito e moglie avevano turbato l’uditorio. «Vi rendete conto – aveva tuonato Strata – che cosa ha vissuto Alex? Non poteva studiare, non poteva dormire, non poteva vivere. Ogni sera si coricava solo dopo aver abbracciato a lungo sua madre temendo di risvegliarsi e non trovarla più viva».

IL VIDEO DELLA SENTENZA

LE PAROLE DI ALEX POMPA

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