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SANGUE A SARZANA

Uccide la prostituta e ammazza il trans che lo aveva visto

Dopo otto anni di dipendenza e reati per procurarsi i soldi delle dosi (dal 2015 il casellario giudiziario è un elenco di furti, rapine, ricettazioni, agguati perfino nei luoghi frequentati da cliente, come una sala scommesse), Daniele Bedini è stato fermato con l’accusa di aver ucciso Nevila Pjetri, ma l’ipotesi è che abbia assassinato anche Carlo Bertolotti, una trans ufficialmente parrucchiera. Gli omicidi sono avvenuti a distanza di un giorno e ottocento metri: sia Nevila che Carlo, 35 e 43 anni, si vendevano alla periferia di Sarzana, in località dei «due laghi», fra piazzole, rifiuti, piantagioni di basilico, topi, rovi e macchine incolonnate per comprare il sesso. Il marito di Nevila, albanese come lei, ha giurato d’ignorare per quale motivo la donna sparisse la sera e tornasse l’indomani, al contrario delle colleghe di Carlo, che ne conoscevano la disperata necessità di soldi per le cure ormonali. Nell’inchiesta della procura di La Spezia diretta da Antonio Patrono, l’impianto accusatorio pare solido. Le indagini dei carabinieri hanno certificato la presenza del 31enne Bedini nelle ore dell’uccisione di Nevila, picchiata e raggiunta da almeno un proiettile dietro l’orecchio. Sarebbe stato proprio lui, Bedini, in condizioni di totale alterazione per la cocaina, il guidatore di un pick-up visto da altre prostitute che lo conoscono essendo un ossessivo frequentatore del luogo. Una seconda macchina centrale nelle indagini è la Ford Fiesta grigia di Carlo. I carabinieri, che già sospettavano di Bedini, hanno trovato l’auto a cinque minuti a piedi dal corpo, che potrebbe esser stato trascinato per nasconderlo in un dirupo e che ugualmente presentava tracce di aggressioni e spari. A bordo della vettura sono stati isolati bossoli e macchie di sangue. I bossoli hanno rimandato a una pistola calibro 22. Il papà di Bedini ne aveva una, sparita da tempo. Si crede l’abbia rubata e nascosta il figlio. L’autopsia sul cadavere di Nevila Pjetri ha evidenziato più di una lesione, provocata da pugni e forse oggetti contundenti. Quanto a Carlo Bertolotti, lo scenario non è lineare: poiché il corpo è rimasto a lungo nella sterpaglia, al caldo e in balìa degli animali rispetto al decesso tra domenica e lunedì, i resti non hanno offerto elementi «nitidi». La procura non esclude che Daniele Bedini abbia considerato la transessuale una pericolosa testimone.

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