Ferramenta (Depositphotos)
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EDITORIALE DEL GIORNO

Ubaldo il gobbo

Il Pilonetto resta un borgo, ma non è più un “borgo” vero, di quelli in cui si conoscevano tutti, tutti si salutavano, ci si sfotteva sul Toro e sulla Juve e si prendeva il caffè con Albanesi, il maresciallo, e con Nicola, il carrozziere del cortile affianco al bar, i puffi in tuta blu che aggiustavano le vespe, i due Fasano che mollavano l’officina al capo terrone, Bruno l’elettrauto, Ubaldo il ferramenta, litigando su chi riusciva a pagare il giro. Sono spariti quasi tutti, andando in pensione o chiudendo l’attività. L’ultimo della serie è Ubaldo, il ferramenta gobbo (nel senso di juventino) che faceva ancora i pacchettini di viti e chiodi nelle pagine gialle del telefono, con l’elastico. Ubaldo era la nostra vittima sacrificale, visto che eravamo tutti granata, nella cricca, ma accettava bonariamente gli sfottò quando la Juve sbagliava una partita o usciva dalle coppe. Mi mancheranno, quelle battute e quei sorrisi seguiti dall’immancabile “sà, ‘ndoma a pié ‘n café”. Non lavoro più al Pilonetto, ma ci passo, e oggi soltanto, entrandogli in negozio e vedendo gli scaffali mezzi vuoti, ho saputo che Ubaldo chiude, e non ha neanche trovato, con la crisi dei negozi, a cedere. Eppure abbiam scherzato, c’erano altri due borghigiani granata e l’occasione di Agnelli dimissionario era troppo ghiotta: “Dicono che Arrivabene cambierà il cognome in Senevameglio”… “sta’ zitto che il sindaco vuole affidare a John Elkann il servizio sgombero neve, perché come spala Nedved non c’è nessuno”… “avete sentito? Andrea Agnelli sta male perché, aggrottando le ciglia nel ricevere il benservito, gli è saltato il muscolo frontale”… Sarà un altro Pilonetto, domani.

collino@cronacaqui.it

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