salone del libro - torino
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Tutto il mondo guarda Torino

È sempre frenetica la vigilia di una nuova edizione del Salone del Libro, però mai come quest’anno è carica di significati. Nicola Lagioia, il direttore, risponde trafelato, «travolto da mille cose», ma non nasconde la sua soddisfazione: «È una vigilia bellissima. Questa edizione significa il ritorno alla normalità. Non sarà un Salone dimezzato, perché con le nuove norme ministeriali, arrivate proprio in questi giorni, che riprisitinano la piena capienza per tutti gli eventi e i luoghi di spettacolo e cultura. Una fortunata circostanza, ma per cogliere la fortuna bisogna aver creduto dall’i nizio». Lagioia si riferisce al momento in cui si è lavorato all’organizzazione di questa edizione senza ancora
sapere se sarebbe stata possibile: ad aspettare troppo, sarebbe saltato tutto. «Grazie alla campagna vaccinale, tutto è stato reso possibile».

Un momento importante, quindi. Sentite la passione della città?
«Certo. E grazie al Salone la città può avere un momento di vera centralità internazionale. È la fiera editoriale più grande da quando c’è stato il Covid. Torino si trova veramente al centro del mondo per questi giorni»

Ricco, come sempre, il programma. C’è qualcuno degli eventi di cui va particolarmente orgoglioso?
«Di sicuro siamo orgogliosi di essere riusciti a portare a Torino Michel Houellebecq, che per la prima volta viene al Salone, grazie al Premio Mondello. O ancora, l’arrivo di Jessica Bruder, l’autrice di “Nomadland”, il libro da cui è stato tratto il film che ha vinto l’Oscar. E poi penso a Margaret Atwood, in collaborazione con il Premio Bottari Lattes, a Carlo Ginzburg, un amico del Salone che torna. E c’è un parallelo tra Ginzburg e la Atwood che, nell’anteprima, ha parlato proprio di Carlo: quindi esiste un filo tra queste due menti, tutte e due legate al Salone»

E la presenza dei ragazzi di Friday for Future e dei libri dei progetti per l’ambiente? Il Salone si conferma luogo di discussione di grandi temi, oltre i libri, la narrativa?
«È un tema fondamentale, è la questione centrale per i prossimi anni. Arrivano autori di tutto il mondo attraversati da almeno due problemi identici: uno è il Covid, che ha colpito tutto il mondo, e il secondo è il cambiamento climatico. Anche se non è un problema che viene percepito nell’immediato, perché i maggiori problemi verranno nel futuro. E’ controintuitivo, ma è così. Il fatto che su questo cambiamento le giovani generazioni stanno dimostrandosi, oltre che più sensibili, anche più mature»

Avete timori per eventuali contestazioni legate ai Green Pass? Il Salone è un obiettivo di grande visibilità per i contestatori.
«Non abbiamo notizia di timori, ma il nostro settore tecnico è in costante contatto con le istituzioni e i responsabili della sicurezza in città»

Una domanda personale, ma inevitabile. Il suo contratto è in scadenza. Pensa che le verrà rinnovato o lei stesso prova il desiderio di mettersi alla prova con altre esperienze?
(ride) «Arriverà il momento, dopo tutti questi anni, in cui dovrò farmi delle domande sul mio futuro. A dirle la verità, siamo così presi da questo Salone che adesso non ci sto pensando. Ci penserò nei prossimi mesi e poi ve lo comunicherò».

andrea.monticone@cronacaqui.it

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