Annamaria Franzoni
Cronaca
IL CASO

«Turismo macabro e furti nella villetta». E Annamaria Franzoni chiede i danni

La mamma di Cogne parte civile contro due reporter: «Hanno anche rubato un termometro»

Jeans neri e anfibi, mascherina e un giaccone blu con il cappuccio calato sugli occhi. La donna che di buon mattino varca il portone principale del tribunale di Aosta liquidando i cronisti che la aspettavano con un «nulla da dichiarare» è Annamaria Franzoni. E nel caso che si discute in aula, in questo Palazzo dove 18 anni fa entrò da indagata per l’omicidio del figlio Samuele, questa volta veste i panni di vittima. Il reato contestato è “violazione di domicilio”, gli imputati sono una giornalista e l’operatore che realizzarono un servizio sulla villetta di Cogne nel 2019, quando la casa dell’orrore tornò alla ribalta perché l’ex avvocato di Franzoni, il professor Carlo Taormina, ne chiedeva il pignoramento. Franzoni, con il marito, Stefano Lorenzi, adesso è parte civile. E in aula, dove lui non c’è, denuncia la presenza di un “turismo macabro” nella villetta, con atti vandalici, nel corso del tempo, da parte di persone entrate nelle pertinenze per sottrarre oggetti da conservare per ricordo, tra cui persino un termometro.

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