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IL DATO

Tumori, in Piemonte 1 su 5 ha ritardato la propria diagnosi per paura di recarsi in ospedale

I ricoveri ordinari chirurgici sono scesi del 16,8%, quelli medici del 20,4%: picco ad aprile, ad inizio pandemia da Covid
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Calo vertiginoso di ricoveri ordinari chirurgici e medici, di interventi, di visite di prevenzione e di diagnostica. Il Covid ha lasciato un segno indelebile nell’oncologia piemontese che si traduce in dato, una forte riduzione e un forte ritardo nel trattamento dei pazienti oncologici.

A causa della pandemia, secondo i dati del 2020, nei primi sei mesi i ricoveri ordinari chirurgici sono scesi del 16,8% e gli ordinari medici del 20,4%; ad aprile sono scesi del 34,4% gli interventi chirurgici e del 42,9% gli interventi ordinari e medici rispetto all’anno passato.

La pandemia in questi mesi ha messo a tacere gran parte delle attività dell’Associazione torinese e le attività ospedaliere. «Si sono interrotte sia attività di incontri con la popolazione dedicati alla diffusione della prevenzione primaria e dei cambiamenti degli stili di vita, sia le visite per la diagnosi precoce dei tumori e gli interventi di screening – spiega il professor Oscar Bertetto, direttore della Rete oncologica di Piemonte e Valle d’Aosta e presidente del Comitato scientifico dell’Associazione Prevenzione Tumori –. In alcuni casi per decisione dell’autorità sanitaria: lo screening, per esempio, è stato interrotto per alcuni mesi perché ritenuto pericoloso in presenza della pandemia e non si riusciva ad essere certi di assicurare le condizioni di separare i percorsi delle persone a rischio di essere infette da Covid dalle persone sane. In altri casi le persone, anche in presenza già di sintomi che quindi facevano pensare ad un inizio di una patologia tumorale, purtroppo per paura non si recavano ad eseguire gli esami che avrebbero dovuto invece essere eseguiti. Questa situazione ci ha preoccupati e ha mostrato un dato su tutti: nei primi mesi del 2020, rispetto ai primi mesi del 2019, c’è stata una riduzione delle diagnosi dei tumori di circa il 20%, che significa che 1 persona su 5 per paura di recarsi in ospedale ha ritardato la propria diagnosi. Questo ritardo diagnostico farà sentire di più le sue conseguenze sui alcuni tipi di tumori e meno su altri».

La scorsa settimana sono ripartite le attività, anche gli interventi meno urgenti, in Città della Salute e della Scienza. «In questo momento in cui tutto si rimette in moto è molto importante riuscire ad intercettare le persone sospette di essere portatori del virus e fare in modo che raggiungano gli ospedali con dei percorsi separati dalle persone che non hanno contratto l’infezione da virus. Questo è possibile nei grandi ospedali separando, per esempio, gli accessi alle radiologie con una radiologia “pulita” e una per gli infetti. Nelle strutture più piccole è più difficile riuscire a garantire questo, quindi suggeriamo alle aziende sanitarie territoriali di diversificare le attività dei propri ospedali, in modo da poter ritornare ad una piena attività in tutte le discipline».

I tumori possono essere prevenuti seguendo corretti stili di vita, cosa che la pandemia sta rendendo ancora problematico, ma bisogna insistere. «Abbiamo diffuso le 12 regole del Codice europeo contro il cancro che se venissero seguite riusciremo ad abbattere di circa il 50% i tumori che attualmente vengono diagnosticati» prosegue il professor Bertetto.

Sono 12 regole di cambiamento di stili di vita, alcune sono note da molto tempo, come per esempio non fumare (il fumo causa il 90% dei tumori del polmone, il 60% dei tumori della laringe e il 50% dei tumori della vescica), fare attività fisica, che ha un grande effetto protettivo, per esempio, nei confronti dei tumori della mammella e dei tumori del colon; seguire una alimentazione corretta ricca di cibi che contengono antiossidanti (come la frutta e la verdura) e povera di cibi che contengono invece degli ossidanti (come le carni grasse e rosse); non esporsi al sole quando la pelle non è protetta; sottoporsi alle vaccinazioni per alcuni virus (il papilloma, responsabile del tumore della cervice uterina e non solo); favorire l’allattamento al seno perché ha un effetto protettivo «tanto più precoce è l’allattamento negli anni della donna, tanto più risulta protettivo per il tumore della mammella» sottolinea Bertetto.

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