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Nel 2020 sono attese circa 43.700 nuove diagnosi di tumore del colon retto

Contro il tumore del colon retto stili di vita corretti e partecipazione ai programmi di screening

Di questo si parlerà online, lunedì 8 marzo, con l’associazione Prevenzione Tumori
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Stili di vita corretti (alimentazione sana e corretta, attività fisica, no fumo e no alcol) e la partecipazione ai programmi di screening rappresentano l’arma di prevenzione dei tumori del colon retto, neoplasie che colpiscono l’ultimo tratto dell’intestino rappresentando la seconda neoplasia per frequenza sia nella donna (dopo la mammella) che nell’uomo ( dopo la prostata). Di questo si parlerà con l’Associazione Prevenzione Tumori lunedì 8 marzodalle 14,30 alle 15, durante il webinar informativo che verrà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook dell’Associazione https://www.facebook.com/prevenzionetumori.org e sul gruppo APCT https://www.facebook.com/groups/25955702450 e sulla piattaforma Zoom https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_zHDlMy4CTfyuUjZIkm_hDA
Il pubblico potrà inviare le domande scrivendo a comunicazione@prevenzionetumori.org
Nel 2020 sono attese circa 43.700 nuove diagnosi di tumore del colon retto (maschi 23.400; femmine 20.300) mentre sono 513.500 le persone in Italia dopo una diagnosi di tumore del colon retto (maschi 280.300, femmine 233.200). Le classi più a rischio sono le persone tra i 60 e gli 80 anni. Questo tumore ha una mortalità intorno al 25% nelle donne e al 35% nei maschi: sono stimati 21.600 decessi (maschi 11.300, femmine 10.300). La sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi è del 65% in entrambi i sessi, la sopravvivenza di ulteriori 5 anni condizionata ad aver superato il primo anno dopo la diagnosi è del 76% nei maschi e del 77% nelle femmine.
Fumo, alcool, obesità e consumo di carne rossa sono tra i principali fattori di rischio. I fattori di protezione sono rappresentati dal consumo di frutta e verdure, carboidrati non raffinati, vitamina D e calcio e dalla somministrazione di antinfiammatori non steroidei per lungo tempo. Ulteriori condizioni di rischio sono costituite dalla malattia di Crohn e dalla rettocolite ulcerosa. Le suscettibilità ereditarie (2-5%) riconducibili a sindromi in cui sono state identificate mutazioni genetiche sono la poliposi adenomatosa familiare (FAP) e la sindrome di Lynch. I sintomi principali sono alterazioni dell’alvo, sanguinamento durante la defecazione, anemia cronica.
I tumori del colon retto sono nella stragrande maggioranza dei casi l’evoluzione maligna di polipi benigniLa prevenzione dunque, oltre allo stile di vita, si basa sullo screening con colonscopia oppure ricerca del sangue occulto nelle feci. Un programma di screening è attivo in Italia da molti anni” spiega il Professor Mario Morino, membro del Comitato Scientifico dell’Associazione Prevenzione Tumori e Direttore del Dipartimento di Chirurgia della Città della Salute e della Scienza di Torino, Ordinario di Chirurgia Generale e Digestiva dell’Università di Torino, che l’8 marzo illustrerà il tema della diagnosi e trattamento dei tumori del colon retto.
Questi tumori possono essere curati con grandissima efficacia e altissima percentuale di guarigioni. Il principale trattamento è quello chirurgico. “L’asportazione del tumore è la base della terapia nella stragrande maggioranza dei casi – prosegue il Professor Morino -. La chirurgia ha fatto grandissimi progressi: l’avvento della cosiddetta chirurgia mini invasiva ovvero la resezione del tumore senza “aprire” l’addome ma utilizzando la laparoscopica, tecnica che prevede l’uso di una telecamera e di piccoli fori per introdurre gli strumenti, ha migliorato i risultati e ridotto drasticamente la sofferenza dei pazienti. Inoltre alcune tecnologie (Robot laparoscopici, Robot endoscopici, Chirurgia transanale) hanno ridotto enormemente il ricorso alla Stomia ovvero alla deviazione all’esterno delle feci, una delle situazioni più temute dai pazienti. La chirurgia ora è attenta non solo ad ottenere la massima percentuale di guarigione, ma anche a non alterare in alcun modo la qualità di vita dei pazienti”.

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