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Cronaca
IL FATTO

Troppo caldo e poca acqua: «L’inverno più mite in 30 anni»

Secondo i dati di Arpa, la temperatura media è stata di 2° maggiore della norma

Troppo caldo e poca acqua. L’inverno che sta terminando, in Piemonte verrà ricordato come uno dei più caldi e dei più avari di precipitazioni.

Quello che tutti noi in questi mesi avevamo già notato semplicemente guardando fuori dalla finestra, è stato certificato da MeteoSvizzera, Arpa Piemonte e Arpa Lombardia, che hanno rilevato un’anomalia di temperatura di +2.1° rispetto al periodo 1991-2020, mentre per le precipitazioni si registra un deficit medio del 65%.

A patire di più il caldo sono state le montagne, dove si sono registrate le maggiori anomalie di temperature massime, mentre in pianura il fenomeno è stato meno intenso: tutti ricordiamo i l’inversione termica di inizio gennaio, con temperature primaverili sulle piste da sci e fredde in città.

Nell’immediato, a preoccupare maggiormente però è la siccità. In questo caso, le anomalie delle precipitazioni risultano più marcate sulla pianura piemontese, che non ha potuto beneficiare delle pochissime perturbazioni transitate durante l’inverno soprattutto a causa di un persistente e marcato blocco anticiclonico sull’Atlantico. Poco consola il fatto che alcune stazioni piemontesi di confine hanno misurato quantitativi un po’ più abbondanti grazie alle precipitazioni trasportate oltre la cresta alpina principale dalle forti correnti nordoccidentali che si sono susseguite nel corso della stagione.

In sostanza «in Lombardia, in Piemonte e sulla Svizzera italiana negli ultimi trent’anni un inverno così mite e secco non si era mai verificato». Non solo. «Si ottengono le medesime considerazioni anche allargando l’analisi a tutto il secolo scorso, seppur considerando un numero minore di stazioni di rilevamento». Simile a questo fu solo l’inverno 2018/19, anch’esso particolarmente mite e secco.

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