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Salute
IL CASO

«Troppi specialisti negli hub vaccinali». Tra sanitari e operatori 200 contagiati

Otorini al pronto soccorso e radiologi a fare iniezioni. E mancano oltre 500 infermieri e 200 rianimatori

Otorini al pronto soccorso, oculisti e radiologi a fare iniezioni all’hub vaccinale. Due casi tra i più eclatanti su cui lanciano l’allarme i sindacati di medici e infermieri, che solo a Torino contano quasi 200 professionisti in isolamento per il virus, mentre gli ospedali cominciano a entrare in affanno tra attività ordinarie sospese e l’apertura di nuovi reparti Covid. Senza dimenticare l’allarme che arriva da anestesisti e rianimatori, specie fuori Torino. «Ne mancano almeno 200 in tutto il Piemonte ma dalle Università, solo alla fine di quest’anno, non ne usciranno che una cinquantina e saranno alle prime armi» denuncia il segretario dell’Aaroi, Gilberto Fiore. L’ospedale di Asti, già sotto organico da anni ne ha persi altri due nei giorni scorsi a fronte dei sei che sarebbero necessario a sopportare l’attuale carico di lavoro. E, ulteriore beffa, all’ultimo concorso indetto tre settimane fa non ha risposto nessuno. «Negli ultimi anni molti hanno scelto Torino, dove si è assunto molto, ma a discapito delle altre province – sottolinea Fiore -. Il vero problema, oltre alla crescente richiesta di anestesisti e rianimatori nei reparti Covid, riguarda il ricambio generazionale». Se questo è lo scenario delle urgenze, non va meglio negli altri reparti tra contagi e specialisti impegnanti a vaccinare. Le Asl Città di Torino e Città della Salute, nei giorni scorsi, contavano quasi 200 isolati tra il personale. Più di novanta tra San Giovanni Bosco, Martini, Maria Vittoria e Oftalmico, oltre un centinaio tra Mauriziano, Molinette. «Troppi, poi, sono impegnati a vaccinare o sostituiscono altri colleghi. Al Mauriziano vaccinano anche i radiologi» aggiunge Chiara Rivetti, segretaria dell’Anaao Assomed. «Questo lavoro potrebbe essere svolto da neolaureati senza negare diagnosi e accertamenti con rischi di gravi conseguenze». Indirettamente alle preoccupazioni dei sindacati replica lo stesso Cirio dall’inaugurazione del Valentino. «Ora in Piemonte lavorano 7mila persone in più dedicate al Covid. Abbiamo graduatorie da cui Asl e Aso possono pescare, sempre con accortezza». Almeno 500, invece, gli infermieri che mancherebbero all’appello tra contratti scaduti e mancate assunzioni, come puntualizzano Nursind e Nursing Up, che ha scritto alla Regione per chiedere di assumere dalle graduatorie del Dirmei. «Si riducono ogni giorno per il virus e non pochi che gettano la spugna» evidenzia Claudio Delli Carri del Nursing Up, mentre per il segretario del Nursind, Francesco Coppolella, «i direttori sanitari non possono negare il problema».

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