inaugurazione anno giudiziario gn
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Troppi processi: 13mila pendenti

Ci sono tredicimila processi pendenti a Torino, processi penali, il che significa che ci sono delle vittime che aspettano giustizia, ma anche degli indagati che hanno il diritto a un processo rapido, che siano colpevoli o che siano innocenti. Un carico che, rispetto ai 24mila del 2015, si è praticamente dimezzato a fine 2021, ma che è ancora pesante per il funzionamento di una macchina della giustizia rallentata dalle sue carenze di organico e dalle sue stesse esigenze: «Il tribunale non riesce a celebrare tutti i procedimenti che la procura chiede di fissare ogni anno, non solo per l’insufficienza di organico dei magistrati e del personale ma anche per la scarsa informatizzazione, molto indietro rispetto al civile» ha detto ieri il presidente della Corte d’Appello, Edoardo Barelli Innocenti, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Tanto che per trasmettere un fascicolo dal tribunale della regione alla Corte d’appello ci vogliono in media 180 giorni e per alcune sedi si arriva a un anno.

ARRIVANO I RINFORZI
In attesa di concorsi e assegnazioni di magistrati e di «un turn over atteso vent’anni», in Piemonte arriveranno i primi quattrocento «addetti all’ufficio del processo», tra cancellieri, impiegati e via dicendo. Si parla di figure professionali assunte a tempo determinato, un toppa quindi sulla falla, e per i quali a Palazzo di Giustizia si sta cercando i locali adatti.

VIOLENZE RADDOPPIATE
Violenze sessuali raddoppiate in un anno, emergenza infortuni sul lavoro: questi i temi principali dell’i nt ervento del presidente della Corte d’Appello, una corte costretta «a selezionare i processi» come ha detto il procuratore generale Francesco Saluzzo, invitando a «privilegiare» la celebrazione di processi sugli infortuni sul lavoro, insieme a quelli di criminalità economica e dei reati contro la persona, «maggiormente se riferiti a violenze sessuali e violenze familiari o in ambito relazionale». I reati di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia, è stato sottolineato, sono raddoppiati in un anno. «Occorre – ha detto Barelli Innocenti – mutare le norme attuali consentendo l’adozione di serie misure di salvaguardia della denunciante anche in atmosfera familiare e lavorativa».

PNRR, RISCHIO MAFIA
Il pg Saluzzo, nel suo intervento, ha detto che «l’impressione è che sia calato uno schermo e vi sia un silenzio assordante o, quanto meno, indifferenza» riguardo la presenza e l’influenza delle varie mafie sul nostro territorio. «È costante – ha osservato – l’azione della Dda della Procura di Torino nei confronti degli insediamenti mafiosi della ’ndrangheta presente in tutte le provincie del nostro distretto. Direi che l’ufficio ha organizzato, con le forze dell’ordine, un’azione chirurgica e sistematica nell’affrontare le indagini che hanno portato alla individuazione ed alla disarticolazione di locali ed aggregazioni della organizzazione criminal-mafiosa nel nostro territorio». Ma la sua sensazione è che l’urgenza degli investigatori sia sottovalutata all’esterno del Palagiustizia, «proprio ora che si debbono investire i fondi del Pnrr e realizzare opere, infrastrutture, servizi».

TROPPI INFORTUNI
I cantieri, le grandi opere, gli appalti sono infatti un obiettivo consueto delle mafie. Ma più cantieri, oltre che infiltrazioni, portano all’aumento dei rischi – solo ieri l’ennesimo morto – di infortuni sul lavoro, «una piaga su cui bisogna incidere profondamente». E quando arriva l’operato della procura, o del tribunale, nel senso di sentenze o indagini, magari è troppo tardi: occorrono «maggiori controlli preventivi e una sensibilizzazione più capillare dei datori di lavoro e degli stessi lavoratori, ai quali deve essere fornita adeguata formazione e preparazione diretta alla compiuta conoscenza dei sistemi infortunistici specifici riguardanti le mansioni svolte».

andrea.monticone@cronacaqui.it

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