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INTRIGO ITALIANO

Il triste jazz del commissario tra omicidi e “cani bastardi”

Carlo Lucarelli riporta De Luca nella Bologna innevata e natalizia del 1954, sulle tracce di un misterioso omicidio

Il problema con le etichette letterarie è che si rischia di esagerare sempre, in un senso o nell’altro. Mentre ci sono storie che è esagerato definire thriller, ce ne sono altre per cui sarebbe riduttivo parlare di noir. Un romanzo è un romanzo, quando è bello, quando è efficace. Stop. Così con le storie di Carlo Lucarelli viene difficile pensare solo all’intreccio noir o poliziesco. Come in “Intrigo italiano” (Einaudi, 17 euro) che vede il ritorno del commissario De Luca. Il quale, dopo la fine della guerra, il processo per il suo servizio in camicia nera, l’isolamento e la “quarantena”, si ritrova richiamato in azione da qualche indefinito servizio segreto. Il suo unico scopo, però, è tornare a essere un poliziotto.

Nella Bologna innevata e natalizia del 1954, il commissario De Luca si muove sotto falso nome, accompagnato dal giovane Giannino, in un mondo in cui nessuno è chi dice di essere. Il caso su cui indagare è l’omicidio di Stefania Cresca, picchiata e affogata nella vasca da bagno della mansarda da scapolo di suo marito, morto anche lui qualche mese prima in un misterioso incidente stradale.

Tra i tram che scampanellano, le vetrine di negozi e bar addobbati per le feste e per lo sfavillante inizio di quello che sarà il boom economico, Lucarelli e De Luca ci portano in una Bologna mai così bella e intrigante, ma anche misteriosa e pericolosa. Dove tutto è doppio e indefinito. Come la giovane jazzista meticcia di cui si innamora: Claudia quando canta i canoni del jazz e del blues, Franca quando intona le ballate popolari nell’orchestra del padre. Ragazza e bambina, ex partigiana e donna del mistero. Come Giannino, il suo assistente, incaricato di aiutarlo ma anche di spiarlo. Un «cane bastardo», come tutti quelli dei servizi segreti: una maschera dietro cui si cela un giovane ricattabile. De Luca, che vuole essere solo un poliziotto, un investigatore, un cane da caccia o da tartufi, ritrova il suo vecchio maresciallo Pugliese come unico alleato, dopo che un attentato mascherato da incidente d’auto rischierà di levarlo di mezzo.

Tra il jazz e le feste goliardiche, inseguendo “Faccia di mostro” (l’ipotetico assassino della bella Stefania) e indagando su Aldino, farmacista e sassofonista, De Luca si muove seguendo soltanto quella inquietudine che ha dentro, quella ossessione di risolvere un caso, di fare luce su un mistero.

Saprà De Luca, nel momento cruciale, scegliere tra essere un cane da caccia oppure, come vorrebbero gli altri, un cane bastardo? Una scelta da cui dipenderà la sua vita.

Lucarelli traccia un affascinante affresco all’interno di una trama intrigante e piena di colpi di scena, dove la tensione è altissima. Dove però ci si perde viaggiando in tram, nel freddo e nella notte, con questo De Luca segnato e dolente, etichettato dal suo passato e in cerca di un presente: solo come un cane sciolto, nella realtà. Al ritmo del jazz.

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