Foto: Depositphotos
Cronaca
LA STORIA

Tribunale paralizzato dopo la pandemia: «E io aspetto di rivedere la mia bimba»

L’odissea di un padre separato, tra la fuga al sud della compagna e la burocrazia

«Non vedo mia figlia dal gennaio del 2020. Credo che non mi riconosca nemmeno più, dopo tanti mesi di assenza. Ho provato, dopo un lungo silenzio, a connettermi con la madre con una video chiamata, per vederla. La chiamata è durata undici secondi, poi mi hanno buttato giù».

Da quasi due anni un padre di Torino (incensurato) vive l’incubo di non potere ricongiungersi con la persona a cui tiene di più, la sua ragione di vita. La figlioletta di cinque anni, strappata via dalle sue braccia da una madre che, dopo avere chiesto la separazione, nonostante il procedimento del tribunale civile non fosse concluso, è partita per il Sud Italia portando via la piccola. Da quel momento – eravamo in pieno lockdown – il papà ha iniziato una battaglia legale lunga ed estenuante, per potere vedere la bambina. In procura, tempo fa, è arrivata la sua denuncia per sottrazione di minore. Il caso risulta ancora aperto.

L’uomo ha attraversato momenti tragici, fino a tentare il suicidio. È stato aiutato dall’associazione Papà separati, a cui si è rivolto. «Ma non dalla giustizia», dice. Il processo sul suo caso, iniziato al tribunale civile di Torino – sezione famiglia – tra il 2019 e il 2020, si è paralizzato con l’inizio della pandemia, nell’aprile del 2020. Da allora è tutto fermo. Le udienze sono state continuamente rinviate, anche quando il Piemonte era ormai in zona gialla.

A luglio del 2020, quando la fase negativa della pandemia era finita, e le spiagge e le discoteche d’Italia si popolavano, in risposta all’ennesima istanza di anticipazione dell’udienza sollecitata dai legali dell’uomo, il giudice rigettava la richiesta «per esigenze organizzative e anche a causa dell’emergenza Covid».

Non era la prima istanza che veniva mandata. La prima, inoltrata nel maggio del 2020, non era stata considerata o perlomeno, all’uomo non era pervenuta risposta. La seconda richiesta era stata inviata a giugno, e la risposta del tribunale, negativa, era arrivata un mese dopo.

Gli slittamenti sono rimbalzati fino al prossimo ottobre, mese in cui è fissata l’udienza che l’uomo attende da un tempo che gli sembra infinito. Paralisi del tribunale a parte, il padre ha dovuto subire anche le accuse – che si sono rivelate infondate – da parte della madre della piccola, che durante la fase di separazione lo aveva denunciato per maltrattamenti. La procura ha archiviato il caso: non era vero nulla. Ad oggi il tribunale di Torino non ha stabilito per la bambina l’affidamento esclusivo alla madre. Eppure l’uomo, dopo la “fuga” di lei, deve subire un calvario sempre più doloroso.

Condividi sui social:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo