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Buonanotte

Treno che viene, treno che va

È successo in Nebraska. Cécile Eledge ha 61 anni ed è in post-menopausa. Normale. Ma ha anche un figlio gay, Matthew, sposato a un altro gay, Elliott. Un po’ meno normale, ma oggi capita. I due sposini volevano un bebé, ma avevano solo il seme. Gli mancava l’utero per la gravidanza. Questo si può affittare: lo ha fatto Nicky Vendola per diventare madre.

Ma costa un sacco, e allora Cécile ha pensato di dare il suo: era un po’ agé, ma con un bel bombardamento di ormoni si è fatta tornare le mestruazioni, ed eccola pronta per “restare incinta”. E l’ovulo? Quello l’ha regalato zia Lea, sorella di Elliott. I medici l’hanno fecondato col seme di Matthew, e poi hanno impiantato l’embrione nell’utero rimesso a nuovo di Cécile. Nove mesi regolamentari, ed ecco il pupo, anzi la pupa, Uma Louise.

Viene in mente il monologo spassoso di Farassino “na famija baravantan-a”. Perché Uma ha tre mamme e due papà, è sorella di suo padre, figlia di sua nonna, nipote di sua madre, figlia di sua zia, cugina di se stessa… un bel puzzle. Il concetto di normalità, a questo punto, va a farsi benedire. Ma chi lo dice che una cosa per esser giusta dev’essere normale? Che male fanno a me, a tutto il mondo, quei cinque del Nebraska? Nessuno.

Anzi, direi che abbiamo vinto tutti un terno al lotto. Noi per la bella storia a lieto fine. Cécile per il balzo all’indietro nel tempo. I due sposini per la felicità di avere un figlio. La zia per poter vedere i suoi tratti e il suo Dna nella nipote, e infine Uma. Lei avrebbe vinto comunque, venendo alla luce. È così bella, la vita, che non importa su che treno arrivi. È quando devi andartene che vorresti sempre aspettare quello dopo.

collino@cronacaqui.it

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