Una foto di bare
pubblicata dal sindaco di Tortona
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IL CASO Nel mirino le Asl che non hanno fatto i tamponi

«Trecento vittime». E le Rsa preparano una “maxi causa”

L’Anaste: «Class action con i famigliari degli ospiti». I parenti: «Senza quei test non ci saranno prove»

Il bollettino di morte si aggrava di ora in ora, con qualcuno che parla di 300 vittime tra gli anziani ricoverati in quelle Rsa del Piemonte che si confermano i più esposti al rischio, ospiti di strutture in cui il virus si è insinuato in silenzio, trasformandole rapidamente in focolai della malattia. Colpa della particolare virulenza del morbo, certo. Ma non solo, ritengono quelle case di riposo che su queste pagine si dicevano «abbandonate dalla Regione» e ora – mentre prosegue l’impegno in trincea – raccolgono i dati affinché, quando arriverà il momento, vengano accertate eventuali responsabilità. Senza fretta, ovviamente, già che prima s’ha da gestire l’emergenza. Ed evitando, almeno per ora, iniziative individuali che rischierebbero di disperdersi nel mare degli esposti che fioccano negli uffici semideserti delle Procure.

Sembra essere questo, ad esempio, il ragionamento delle RSA aderenti all’Associazione nazionale strutture terza età (Anaste) che, spiega il segretario regionale del Piemonte, Michele Assandri, sta «valutando un’azione di tutela giudiziaria comune», in quanto sono già numerose le richieste di rilascio delle cartelle sanitarie da parte dei parenti degli anziani deceduti.

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