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TEATRO ASTRA

Tre volte Karamazov per Umberto Orsini: «Ivan merita un finale»

L’88enne attore di Novara si cimenta ancora una volta nella sua lunga carriera col personaggio controverso: «Voglio terminare la mia deposizione in tribunale»

In una scena scarsamente illuminata che rappresenta l’aula fatiscente di un tribunale, sporca e disabitata, Orsini/Karamazov si presenta: «Il mio nome è Ivan Fëdorovic Karamazov, sono un uomo cattivo come lo è ogni uomo. Purtroppo per me, e per tutti i fratelli Karamazov, non morii, non mi fu dato un finale». E quel finale che Dostojevskij gli aveva negato nel suo romanzo, Orsini/Karamazov se lo riprende ora, in questo spettacolo: «Sono ancora qui, rimasto dove tutti mi hanno visto l’ultima volta trincerato in questo tribunale, deciso a terminare la mia deposizione a proposito del parricidio». Umberto Orsini interpreta e firma la drammaturgia, insieme con Luca Micheletti, de “Le memorie di Ivan Karamazov”, dal romanzo di Fëdor M. Dostoevskij. Lo spettacolo va in scena da martedì 17 a domenica 22 gennaio al Teatro Astra di Torino per la regia di Micheletti (previsto anche un “babysitting lab” per bambini dai 6 ai 10 anni, mentre i genitori guardano lo spettacolo). E per la terza volta l’attore novarese veste i panni del protagonista controverso e tormentato del capolavoro del drammaturgo russo. Un personaggio che Orsini incontrò per la prima volta più di 50 anni fa in uno studio televisivo di via Teulada a Roma. Fu allora, infatti, che gli fu affidata la parte nello sceneggiato Rai di Sandro Bolchi del 1969. Lo impersonò, poi, a teatro nel 2013 con “La leggenda del grande inquisitore”, insieme con Leonardo Capuana, per la regia di Pietro Babina.

«L’ho costruito giorno dopo giorno quell’Ivan – dice -, gli ho dato un aspetto severo, l’ho fatto diventare biondissimo, quasi albino, gli ho messo un paio di occhialini tondi e dei colletti inamidati di fresco. L’ho difeso da una sceneggiatura che lo penalizzava, battendomi per dare lo spazio adeguato all’importanza del suo “Grande Inquisitore”, inizialmente dato per troppo cerebrale e dunque probabilmente indigesto al grande pubblico». A poco a poco, Ivan è diventato anche il suo alter ego. «Anch’io mi sono illuso di essere il depositario di quell’immagine – spiega -, di essere diventato il suo doppio, il suo sosia, per dirla col suo autore, il signor Dostoevskij».

E ora a 88 anni Umberto Orsini dà forma compiuta a una “creatura incompiuta” un Ivan, uomo ormai maturo, che si confessa, che ripercorre il suo passato, la sua complessa vicenda, si ritrova a tu per tu con i suoi fantasmi, i rimorsi, le sue convinzioni. Per farlo riparte proprio da lì, dal processo per parricidio, prigioniero di quell’aula in cui fu emessa una sentenza sbagliata che condannò il fratello Dimitrij per un omicidio ispirato da Ivan.

Per l’occasione Rai Teche – Mediateca dedica una postazione multimediale a Umberto Orsini con accesso a tutti i programmi radiofonici, televisivi e alle foto di scena che riguardano l’attore (da lunedì a giovedì dalle 9,30 alle 17, venerdì dalle 9,30 alle 16).

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