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Cronaca
LA COMMEMORAZIONE

Tre incidenti mortali ogni giorno: «La Thyssen non ha insegnato» [VIDEO]

Al Monumentale la cerimonia per le sette vittime dell’acciaieria

Tre morti sul lavoro al giorno in Italia. Una statistica che fa venire i brividi a quindici anni dal rogo che ha ucciso sette operai dell’acciaieria Thyssenkrupp per cui le famiglie, ancora oggi, chiedono giustizia. A partire dall’esecuzione della pena, mai scontata dall’amministratore delegato dell’azienda Harald Espenhahn, condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione nel 2016, ancora a piede libero in Germania. «Doveva essere la fine degli infortuni sul lavoro, una sorta di esempio. È diventata una storia come tante, una tragedia nella tragedia, una giustizia incompiuta» sottolinea Antonio Boccuzzi, uno dei sopravvissuti a quella notte di orrore che, ieri mattina, ha partecipato alla commemorazione dei colleghi insieme con le famiglie.

«La tragedia della Thyssen dimostra quanto serva una riforma della giustizia» ha commentato il sindaco, Stefano Lo Russo rivolgendosi ai parenti davanti alle lapidi del Memoriale al Monumentale. «Questo vuole essere anche un luogo di riflessione rispetto a una vicenda che ha segnato in modo indelebile la città e che rappresenta in modo esemplare alcuni mali che abbiamo in Italia. Il primo è la sicurezza sul lavoro, il secondo male è un sistema giudiziario che talvolta lascia andare via i colpevoli e arresta gli innocenti».

«Abbiamo scritto una lettera indirizzata al governo e al presidente Mattarella. Non ci accontentiamo più di essere ricevuti e ascoltati dal ministro della Giustizia di turno, ma vogliamo risposte. Ci sono assassini ancora liberi, li hanno lasciati scappare: l’Italia è stata codarda» ha attaccato Laura Rodinò, sorella di Giuseppe. Parole dure, come quelle di Rosina Platì, mamma di Giuseppe Demasi. «Quindici anni di sentenze inapplicate, inutili impegni, principi farlocchi, tribunali inefficaci e ministri che ci avevano assicurato che avrebbero vigilato ma si sono limitati ad ascoltarci per dovere. Quindici anni di giustizia ingiusta, priva di credibilità».

Video di Tonino Di Marco

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