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Cronaca
IL CASO. Maratona giudiziaria a Tel Aviv per il sopravvissuto

Tre giorni per decidere l’affidamento di Eitan: oggi la prima udienza

Poche speranze per il ramo della famiglia che vive in Italia. «Resterà in Israele fino al termine delle scuole»

Tre giorni decisivi, oggi, sabato e domenica, nei quali si deciderà il futuro del piccolo Eitan, l’unico sopravvissuto alla strage del Mottarone.

A Tel Aviv, di fronte alla giudice Iris Ilotovich Segal, si presenteranno i due rami della famiglia del bambino, ciascuno con un’unica pretesa: ottenere l’affidamento di Eitan. La decisione avverrà al termine delle udienze calendarizzate nei prossimi giorni e potrebbe riservare un colpo di scena. Eitan potrebbe essere affidato, fino al termine della scuola dell’obbligo, al ramo materno, i Peleg che vivono in Israele, scippando così ai Biran l’affidamento concesso dal giudice tutelare di Torino subito dopo l’incidente della funivia. Un affidamento temporaneo, secondo i legali del nonno materno, «concesso unicamente per motivi sanitari, perché il bambino avesse la possibilità di terminare il ciclo di cure e la convalescenza». Poi gli eventi sono precipitati ed Eitan è stato letteralmente sequestrato dal nonno Shmuel Peleg e portato a bordo di un aereo privato a Tel Aviv. Il governo di Israele non ha fatto una piega e, nonostante un’inchiesta aperta dalla procura pavese per sequestro di minore, Eitan è rimasto tutto questo tempo a casa del nonno paterno, visitato quotidianamente dagli atri parenti, compresi i Biran, peraltro mal sopportati.

L’intera vicenda potrebbe anche prendere una piega imbarazzante, almeno per i governi israeliano e italiano, specie se verrà dimostrata per il rapimento, la complicità di «soggetti vicini ai servizi segreti israeliani». In ogni caso il ramo paterno non dispera, in virtù del prestigio della giudice chiamata a decidere sulla vicenda. Iris Ilotovich Segaln è nata in Israele e, a soli 32 anni, è approdata al Tribunale della famiglia di Tel Aviv, dove è stata nominata giudice dopo essere stata docente e all’Idc Herzliya e allo Shaare Mishpat Academic Center. Diplomata alla Ort Singalovsky High School di Tel Aviv, ha servito nelle forze armate per i due anni di leva. Nel 1997 si è laureata in legge alla Bar Ilan University dove, nel 2005, ha conseguito anche il master. Per un anno ha lavorato nell’ufficio del procuratore distrettuale di Tel Aviv, è diventata avvocato nel 1998. Dopo l’ultima udienza, gli avvocati Ronen Dlayhau per la famiglia Peleg e Shmuel Moran per la famiglia Biran, avevano rilasciato una dichiarazione congiunta e concordata, come suggerito dalla giudice, chiedendo il silenzio stampa e annunciando che il bambino avrebbe vissuto metà settimana con i Peleg (anche a casa del nonno Shmuel indagato sia in Italia che in Israele per il suo sequestro) e metà con i Biran. Ma, da quel che è emerso, tali accordi non sarebbero stati rispettati. In questi tre giorni la Corte affronterà la questione del rientro del bambino secondo la Convenzione dell’Aia ed entro domenica prenderà la decisione.

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