Tre ghiri e un criceto

Depositphotos

Due Italie a confronto, qui a Torino. La prima sono tre ‘funzionari’ del Comune che chiameremo coi nomi (di fantasia, ma eloquenti) di Checchi, Zaloni e Quovadini. Ufficio tecnico. Da tempo devono fare un sopralluogo in un cantiere, operazione che blocca il proseguimento dei lavori. Arriva il Covid, e col lockdown tutto è rinviato per altri quattro mesi.

Poi, pian piano, l’Italia riparte. Tutta, meno alcuni settori pubblici tra i quali il nostro ufficio tecnico edilizio comunale. Il sopralluogo è ancora rinviato. A quando? Non si sa. Inutile far presente che il noleggio dei ponteggi e il fermo dell’impresa costano migliaia di euro ogni mese: “C’è il virus, noi non rischiamo, aspettate”.

Poi c’è l’altra Italia, quella delle partite Iva, dei negozianti, degli osti, dei baristi, dei bagnini… Quella ripartita fra mille lacci e laccioli, leggi incomprensibili, rischi di multe faraoniche, costi aggiuntivi, spazi ridotti… Fra di loro c’è Silvio, l’oste della bocciofila di Sassi, all’attacco della strada del traforo del Pino.

La piola è al primo piano della vecchia cascina, ci si arriva solo salendo una lunga e ripida scala esterna, ma d’estate i clienti vogliono star sotto, all’aperto, intorno ai campi da bocce, e a Silvio tocca andare su e giù con piatti e bottiglie. Si è messo il contapassi: fa dai 19 ai 25 km al giorno, e non in piano.

Aveva appena fatto i rifornimenti della riapertura, i freezer erano pieni, e cosa arriva? Un black-out elettrico di otto ore: 6mila euro di cibo da buttare. Ma lui non si piange addosso: “Incerti del mestiere”. Si stringe nelle spalle e ricomincia ad andar su e giù come un criceto, mascherina in viso e pile di piatti in mano. Quale delle due Italie preferite?

collino@cronacaqui.it

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single