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Tre corner, rigore

Ho letto che la Cina sta lasciando il business del calcio perché i cinesi non riescono proprio ad arrivare a un livello decente, diciamo internazionale, nonostante la base demografica impressionante (un miliardo e 400mila abitanti) e il martellamento Tv. Non ce la fanno perché nella loro filosofia plurimillenaria non sono coltivati gli sport di squadra: sono bravissimi in quelli singoli, ma insieme non funzionano. Il calcio non viene giocato dai bambini per strada, quindi non attecchisce. Noi italiani siamo invece più abili negli sport di squadra, anche se a giocare in strada ci vanno sempre meno bambini, e pian piano sta venendo a mancare il brodo di coltura. Ripenso a quelle lunghe partite in piazza o alla Pellerina (anche due-tre ore, ma alla fine vinceva chi segnava per ultimo) in cui a far le squadre (anche di 20 per parte) erano il padrone del pallone e un suo amico bulletto. Tutti intorno a capannello, sperando di esser scelti. Lunghissima gavetta da ‘riserve’ (erano i gagni che schierati fungevano da linea laterale e da raccattapalle aspettando che uno dei ‘titolari’ dovesse andare a casa per sostituirlo). Nel rimettere la palla in campo i raccattapalle eseguivano sapienti palleggi come a dire “vedete come sono bravo, fatemi entrare”. Le porte? Due cartelle o due giacche. Le discussioni sui tiri “gol, no, alto” erano infinite, perché non c’era arbitro. Tre corner rigore, e in quel caso il portiere (di solito un ciccione) veniva momentaneamente sostituito da uno bravo. A volte si giocava anche a una porta sola, e comunque chi cadeva raschiava l’asfalto, le abrasioni non si contavano e si curavano alla fontana. Cari cinesi, non sapete cosa vi siete persi.
collino@cronacaqui.it

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