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Il transatlantico nella tempesta

Giorni fa in uno dei tanti talk show politici (non ricordo più quale, ma tanto si assomigliano tutti: tutti ispirati al pensiero progressista dominante, al politicamente corretto, al buonismo ipocrita e all’indignazione doppiopesista) un ospite ha paragonato l’Italia a un grosso transatlantico in navigazione: «È inutile – diceva – illudersi di fargli fare virate, accelerazioni o frenate immediate. Il bastimento ha una sua inerzia, e gli effetti di ogni manovra o riforma si vedono solo dopo molto tempo». Metafora azzeccata. Si può aggiungere che i proprietari della nave sono la finanza planetaria, le grandi banche, i cartelli energetici e le multinazionali. Sono loro a decidere destinazione e rotta. L’armatore è la sinistra, che ha piazzato i suoi dipendenti a bordo in tutte le posizioni operative delicate: esecutori di manovra, capimacchina, chef, maître, steward, programmatori dei film, animatori. Gli elettori possono solo cambiare ogni tot anni lo staff di comando (illusorio), dal comandante agli ufficiali di plancia, che si limitano appunto a controllare nella tempesta la rotta stabilita virando, accelerando, frenando. E noi? Noi siamo i passeggeri. Paghiamo, stiamo male, e a volte vomitiamo. La metafora fa capire che conta poco se verrà dopo le europee un governo di centrodestra (Lega+F.I.+Meloni+transfughi M5S), o di centrosinistra (Ds+M5S+estremisti rossi). La nave continuerà a navigare. Magari farà acqua, dovrà rallentare (la tempesta sta investendo tutta la flotta), ma a bordo della nostra e delle altre navi saranno sempre gli stessi proprietari e armatori a stabilire la rotta. E noi passeggeri ad essere sballottati e vomitare.

collino@cronacaqui.it

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