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Cronaca
IL CASO

Tragedia del Mottarone, la rabbia per i 14 morti: «Ci hanno lasciati soli» [IL VIDEO]

Risarcimenti per 10 milioni a 54 parenti delle vittime

Una lapide in pietra con la scritta «a perenne ricordo» e i nomi delle quattordici vittime. A un anno di distanza, Stresa ha celebrato così il primo anniversario del crollo della funivia del Mottarone. L’inaugurazione ieri mattina, esattamente dove il 23 maggio di un anno fa la cabina numero 3 aveva concluso la sua folle corsa.

LE ACCUSE
«È trascorso un anno, ma nessuno si è fatto sentire. Ci hanno abbandonati, non ci hanno fatto neanche le condoglianze. È peggio del ponte Morandi», ha detto Teresa Pelaggi, mamma di Elisabetta Personini e nonna del piccolo Mattia, due delle quattordici vittime. «Vogliamo conoscere la verità e che giustizia sia fatta in fretta», aggiunge la donna, mentre cammina sulla montagna in direzione del cippo ai caduti. Le hanno fatto eco le parole della sindaca di Stresa, Marcella Severino: «Stresa è una città che ha pianto e che piange ancora. E ci ha fatto male la coltellata subìta qualche giorno dopo la strage, quando abbiamo scoperto che forse questa tragedia si poteva evitare. Mi piace pensare che qui intorno a noi ci siano 14 ombre che sorridono. Non li dimenticheremo mai».

I RISARCIMENTI
Per ora non ci sono colpevoli e l’iter giudiziario si presenta complesso e lungo, anche se la Reale Mutua, compagnia che aveva assicurato l’impianto, ha deciso di mettere a disposizione in anticipo, rispetto al procedimento penale in corso, i 10 milioni di indennizzo per i 54 familiari delle vittime (185mila euro a persona). «Non c’è modo di ripagare una tragedia di tale portata – spiega Luigi Barone, direttore sinistri della compagnia torinese -. Sicuramente non bastano 10 milioni di euro. Ma noi di Reale Mutua ci sentiamo in dovere di far qualcosa per alleviare il dolore dei familiari, anticipando la liquidazione del massimale della polizza».

LE INDAGINI
Intanto sul piano giudiziario, dopo Luigi Nerini (gestore della funivia), Enrico Perocchio (direttore dell’esercizio) e Gabriele Tadini (caposervizio), nel luglio scorso erano state indagate altre 12 persone. Si tratta di Anton Seeber, presidente della Leitner, la società che si occupava della manutenzione, Martin Leitner, consigliere delegato, Peter Rabansen, dirigente dell’assistenza clienti e sicurezza della ditta. E poi: Rino Fanetti, dipendente Leitner che ha eseguito la testa fusa della fune traente superiore della cabina 3, quella che si spezzò il 23 maggio di un anno fa, Alessandro Rossi, operaio della Sateco che ha effettuato le prove magneto-induttive nel 2019 e Davide Moschitti che aveva effettuato la stessa operazione nel 2020. Indagato anche Federico Samonini, legale rappresentante della Scf Monterosa. Infine Fabrizio Pezzolo, rappresentante legale della Rvs Srl e il suo dipendente Davide Marchetto.

IL PICCOLO EITAN
Una tragedia, quella del Mottarone, che sarà ricordata anche per gli intrecci con altre vicende, a cominciare da quella dell’unico sopravvissuto, il piccolo Eitan Biran, conteso tra due famiglie (ieri in montagna c’era la zia del bambino, Aya Biran) e la querelle tra magistrati della procura e del Tribunale di Verbania. Ieri, però, sul Mottarone, le polemiche sono state messe da parte, «Nulla fa tornare indietro le persone – ha detto il presidente della Regione Alberto Cirio, presente alla cerimonia -, ma chiedere giustizia è un dovere che le istituzioni devono garantire. È un momento doloroso per tutti e credo che le istituzioni facciano bene ad onorare le vittime, perché questa tragedia non cada nell’oblio».

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