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Animali
L’INCHIESTA

Traffico di barboncini dall’Est: arrivavano già ammalati e morivano in pochi giorni

Sei indagati: li svezzavano appena nati alle mamme nei Paesi dell’est

Barboncini “toy” e bulldog francesi strappati alle madri a pochi giorni di vita e sottoposti a viaggi lunghi e stressanti senza vaccinazioniAnimali trattati come merci, e venduti a caro prezzo, per poi (come spesso accadeva) morire, di malattie o di parassiti, poco dopo essere stati consegnati agli ignari padroni. Sei trafficanti italiani di cuccioli di cani sono stati indagati dalla procura di Torino (inizia oggi l’udienza preliminare) per maltrattamenti e uccisione di animali, truffa e falso. Fino al 2019 vendevano in Piemonte cuccioli non svezzati, malati e a volte quasi moribondi, mostrando ai padroni certificati falsi firmati da un veterinario inesistente. Negli atti falsi – libretti sanitari compresi – veniva scritto che i piccoli erano stati vaccinati e che erano in buona salute. Anche l’età dei cagnolini non era vera: veniva messo nero su bianco che avevano tre mesi, ma in realtà le bestiole erano molto più piccole. Ecco perché si ammalavano o morivano: il distacco precoce dalla mamma e l’assenza di cure e di vaccini li debilitava fino allo stremo.

Durante una delle perquisizioni effettuate nei mesi scorsi, a Mombercelli, su 12 cuccioli trovati, ben sei erano già morti. I cani venivano sottratti alla cucciolata in Romania, Albania, e paesi confinanti. Poi venivano caricati su scatoloni e spediti a Torino. Gli indagati si spacciavano per allevatori professionisti: per arraffare più clienti usavano anche Internet, pubblicando annunci di vendita. «Barboncino toy di dieci settimane, svezzato e vaccinato», quanto scrivevano vicino alla foto per “pubblicizzare” il cucciolo da vendere. In realtà il cagnolino aveva – nella maggior parte delle volte – molto meno di due mesi. Ed era spesso già gravemente malato. Ci sono parti lese (sono sette in totale) che hanno fatto denuncia dichiarando: «Ho acquistato il cucciolo e dopo tre giorni è morto». Sono almeno tre i casi analoghi. I barboncini erano già stremati dopo il viaggio, che li metteva a dura prova e che li esponeva a virus, batteri e parassiti di ogni tipo. Quando arrivavano a Torino spesso i barboncini erano già vicini alla morte. Gli indagati scrivevano sui certificati il cognome del veterinario inesistente senza le lettere finali e il proprietario truffato pensava che fosse un banale errore di scrittura.

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