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Cronaca
Viaggio nel quartiere Mirafiori Sud

Tra passato e presente: dalla Torino dei castelli agli 8 palazzoni ex Iacp

Miraflores, la residenza voluta dal duca Carlo Emanuele I per la moglie, ha dato i natali al quartiere

Mirafiori Sud, con i suoi 38mila abitanti, è uno dei quartieri meno popolosi della Città di Torino. Eppure, come tutte le periferie, nasconde un mondo. Una storia che va ricercata nel passato. Tra il Sangone (a due passi da Stupinigi) e gli stabilimenti Fiat di corso Tazzoli, la composizione sociale del quartiere riflette quelli che sono stati i fenomeni migratori del dopoguerra. Gli interventi di riqualificazione urbana realizzati tramite il Pru hanno comportato una riqualificazione sia di aree verdi (parco Colonnetti) sia di zone del quartiere un tempo degradate (via Artom) migliorando notevolmente la vivibilità dell’area

DALLE EX SCUDERIE GUALINO ALLA FIAT
Sembra incredibile, ma la Torino di un tempo era circondata da altri imponenti castelli, oggi scomparsi. Uno di essi era quello di Miraflores, l’incredibile residenza voluta dal duca Carlo Emanuele I per la moglie, Caterina Michela d’Asburgo. Oggi di questo castello restano appena pochi brandelli di muro, e null’altro. Eppure è proprio questo castello che ha dato il nome al quartiere più meridionale di Torino. Attorno alla residenza di Carlo Emanuele I è sorta una vivace borgata agricola, con cascine molte delle quali esistono ancora oggi, e che costituiscono il cuore del quartiere antico, con la secentesca chiesa parrocchiale della Visitazione di Maria e di San Barnaba.

LE CASE EX IACP
Costruito negli anni Sessanta dall’Istituto per le case popolari, l’insediamento di via Artom fu in gran parte destinato alle famiglie che occupavano baracche fatiscenti a causa della penuria di case determinata dallo sviluppo economico. L’utilizzo di un sistema di prefabbricazione consentì di edificare in appena un anno otto caseggiati a dieci piani fuori terra dislocati fra le vie Artom e Fratelli Garrone, 770 unità abitative composte da 4 e 5 vani con cucina e servizi. Simbolo del disagio vissuto dall’immigrazione meridionale con i suoi strascichi di scarsa alfabetizzazione, gli stabili di via Artom furono sede di proteste e occupazioni abusive durante le lotte per la casa degli anni Settanta, ma al percorso di crescita civile dei suoi abitanti si contrappose il degrado vissuto da strutture edilizie realizzate in estrema economia. Tra il 2003 e il 2005 è avvenuta la demolizione di due caseggiati, mentre gli altri sono stati oggetto di una ristrutturazione.

LA CASA NEL PARCO
La linea 4 che divide in due il quartiere è senza ombra di dubbio il miglior collegamento con il centro città. Tutto intorno, però, spiccano i servizi che aiutano le famiglie del quartiere. Come la Casa nel Parco, realizzata nel 2010 nell’ambito del Programma di Recupero Urbano di via Artom. Porta d’ingresso sul Colonnetti. Per i giovani c’è il Cpg, il centro di protagonismo di strada delle Cacce. Nato nel 2004, a cura della cooperativa Mirafiori, che propone attività in ambito artistico e culturale, in particolare musica e teatro: corsi di chitarra, batteria e canto, laboratori e workshop, corsi di danza, web radio, sala prove e studio di registrazione, free wi-fi, bar, ampi spazi per concerti e cultura. Sempre a Mirafiori ecco il progetto Orti Generali, che in un parco fluviale, sulle rive del Sangone, ha messo a disposizione 150 orti.

BELA ROSIN
In ultimo, il Mausoleo Bela Rosin, che sempre grazie ad Axto ha visto il ripristino della copertura, interventi manutentivi sui bassi fabbricati, rifacimento della pavimentazione esterna, incremento luce e videosorveglianza.

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