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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Tra orrore e speranze

Al ventunesimo giorno di guerra il mondo resta sospeso tra la speranza di una svolta diplomatica per cui qualche timido tassello pare sia stato messo e la realtà orribile del martellamento russo sull’Ucraina che non si arresta, anzi aumenta l’intensità con una ferocia premeditata. È la solita medaglia a due facce che ormai ci accompagna, ora dopo ora. Con il bombardamento dal mare su Odessa, con missili e bombe maligne che stanno devastando i palazzi, facendo morti e feriti tra gli abitanti e chi osa camminare nelle strade. Anche solo per comperare qualche pagnotta di pane. A Chernihiv, a nord di Kiev, vicino ai confini con la Bielorussia dieci persone sono state falciate da scariche di mitra mentre aspettavano in coda il loro turno. Bersagli immobili quanto innocenti. L’ultima tragica notizia arriva dalla città martire di Mariupol dove un teatro ormai deserto e trasformato in un rifugio per la popolazione è stato colpito e devastato. Sotto le macerie, parliamo delle ore 18 e 11 minuti di ieri pomeriggio, potrebbero esserci centinaia di morti e feriti. Segno che ancora una volta questa guerra medioevale costruita sulla logica dell’assedio, sta facendo strage di civili che non hanno ancora trovato una via di fuga. Come i nostri 346 connazionali che sono ancora bloccati nella capitale. Un numero che potrebbe salire perché da alcune località sparse in questo Paese devastato, non arrivano più notizie certe. Un dramma collettivo che non ci risparmia. Di fronte a questo scenario, la Camera dei deputati ha approvato a larghissima maggioranza un ordine del giorno che impegna il governo a portare le spese militari al 2 per cento del Pil. Un atto che potrebbe anche andare verso l’ipotesi della creazione, in tempi brevissimi, di un esercito europeo con finalità di difesa dei confini. La Nato da parte sua ha ribadito il sostegno all’Ucraina confermando l’invio di armamenti ma ribadendo che non ha intenzione di entrare direttamente nel conflitto. Viviamo equilibri delicati, mentre dagli Usa arriva la disponibilità a fornire aiuti concreti alle popolazioni vittime della guerra e il presidente Biden ha messo sul piatto un miliardo di dollari per sostegni militari. E mentre Zelensky parlando al Congresso è tornato a chiedere una nuova “No fly Zone”, o almeno gli aerei da combattimento dopo aver mostrato un video sulle atrocità compiute da Mosca, Putin ha risposto sostenendo che il genocidio è quello compiuto dagli ucraini nel Donbass. Nella guerra delle parole, ovviamente c’è tutto e il contrario di tutto. Dai racconti delle stragi alle dichiarazioni sfrontate dello zar che accusa l’Occidente di voler «cancellare la Russia». Intanto i colloqui per la pace continuano e qualcuno si spinge ad affermare che sia pronta una bozza di tregua il 15 punti: ritiro della Russia in cambio del “no” a basi straniere in Ucraina che accetterebbe lo status di paese neutrale. Una sorta di Svizzera nella zona più calda del mondo.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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