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Cronaca
Viaggio tra Nizza Millefonti e Lingotto

Tra metro e Italia ‘61: i dilemmi del borgo che sogna la rinascita

Via Nizza viaggia verso la riqualificazione e nei prossimi 5 anni si punterà sulla riapertura dei servizi di prossimità

Tra piazza Carducci e piazza Bengasi ci sono all’incirca tre chilometri e quattro fermate della metropolitana (due aperte di recente). Un piccolo pezzo di Torino, un mondo per chi vive qui a cavallo tra i quartieri Nizza Millefonti e Lingotto. Due borghi che attendono anni di cantieri e di trasformazioni. Se Italia ‘61 è un po’ il simbolo di questa rinascita a firma Cassa depositi e prestiti (aspettando certezze per la monorotaia) via Nizza è stata per anni croce e delizia. In balia dei cantieri della metro e oggi lentamente in fase di crescita. I binari del tram stanno sparendo e al loro posto stanno comparendo nuove panchine, una pista ciclabile, verde pubblico. La Circoscrizione 8 ha messo a punto un programma per i prossimi cinque anni: sociale, viabilità, lavoro, disabilità alcuni dei punti. Detto della riapertura dell’anagrafe di corso spezia, l’obiettivo è riprendersi i servizi di prossimità. Che qui, così come le curiosità, non mancano.

IL CENTRO FIAT
Quando si parla di Fiat si parla spesso di Mirafiori. È vero ma non è sufficiente. In realtà anche Lingotto, da questo punto di vista, può dire la sua. La presenza della Fiat Lingotto portò un rapido sviluppo economico in tutta la zona dal 1922 al 1936. Anche la famosa pellicola cinematografica del film “The Italian Job” del 1969 fu considerata importante, perché immortalò la nota pista di collaudo automobili situata sul tetto dello stabilimento Fiat, da cui attualmente si può godere di un panorama mozzafiato sulla città. E proprio su quel tetto si trova un parco: “La Pista 500”, il più grande giardino sospeso d’Europa con oltre 28mila piante. Nato dalla riconversione della leggendaria pista. E sempre in tema di verde pubblico c’è anche il parco Di Vittorio: lo spazio verde più grande del quartiere Lingotto. Intitolato al sindacalista e politico Giuseppe di Vittorio. Si trova nella zona denominata “Lingotto vecchio”, nucleo originario dell’attuale quartiere, lungo l’asse viario di via Passo Buole.

ITALIA ’61 TRA DUBBI E CERTEZZE
Monorotaia e Palazzo del Lavoro si possono considerare due facce della stessa medaglia (ossia Italia ‘61). In via Ventimiglia qualcosa si sta muovendo. A cominciare dall’arrivo delle ruspe. Cassa depositi e prestiti, con la società Pentagramma, ha già messo le mani sul Palazzone che negli ultimi anni ne ha viste di cotte e di crude. Detto del progetto del tunnel di corso Unità d’Italia – che da più parti chiedono – quella a cavallo con corso Maroncelli resta una zona al centro delle trasformazioni. La monorotaia, invece, è solo più un ricordo e i laghetti, in ultimo, viaggiano tra l’abbandono e le pulizie dei volontari. Che per fortuna non mancano.

LE REALTA’ DEL TERRITORIO
Per il quartiere è un inizio ma non ci si può fermare a due potature. Soprattutto pensando che nel quartiere degli ospedali due parcheggi su quattro sono ancora oggi chiusi. E poi ci sono il Barrito di via Tepice e il Chinino. Il “Barrito”, nato nel 2010 dal progetto “Bagni di Culture”, sembrava destinato fino al 2009 ad accogliere esclusivamente il servizio di bagni pubblici. Invece oggi, grazie a una consistente opera di ristrutturazione, ospita un ristorante e uno spazio culturale, un salone attrezzato per attività corsisti che e convegni e una foresteria composta da quattro camere. In via Montevideo 41 c’è, invece, la Fabbrica del Chinino. Gestita dalla cooperativa Paradigma che si occupa di organizzare attività per ragazzi con problemi di disabilità.

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