incendi villastellone 9
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Tra le fiamme come in guerra

Avvicinarsi a Villastellone, ieri mattina, era come avvicinarsi a una zona di guerra. Alle prime luci dell’alba, il cielo buio illuminato dal rosso degli incendi, aveva lasciato il posto ai pennacchi di fumo che si levavano alti all’orizzonte. Le gente in strada li indicava: uno lì, un altro laggiù, un terzo un po’ più a destra. Quattro in tutto, quattro diversi incendi scoppiati in meno di due ore nel raggio di un chilometro e che hanno colpito 6 aziende e una cascina, distrutto merci e capannoni, messo in ginocchio imprenditori e operai, costretto a una notte di lotta un centinaio di vigili del fuoco. Roghi sui quali ora stanno indagando i carabinieri, memori di quanto era avvenuto a giugno a Poirino, il paese confinante in cui nella stessa notte erano bruciate due cascine e un’azienda. Stesso modus operandi, stessi danni, stessa zona: troppe coincidenze per non vederci dietro la stessa mano. Se quella di un pazzo, un piromane che gode nel vedere il fuoco che divora interi edifici, o se quella di chi invece quei capannoni e quelle cascine le vuole colpire per altri interessi, dovranno dirlo gli investigatori. Consapevoli che bisogna fare in fretta, perché quello di un terzo raid è un rischio concreto. Il primo allarme è scattato poco dopo le 3.30 di notte alla Ecopallets di strada Savona, che alla fine sarà anche l’azienda più colpita dalle fiamme. Il rogo, secondo i primi accertamenti, è stato appiccato a una catasta di pallet nel cortile, facilmente raggiungibile scavalcando la recinzione dal retro. L’incendio si è poi velocemente propagato al capannone, andato completamente distrutto, e ha anche causato danni a due aziende confinanti: la Gamma Cover e la Palena trasporti. Alle 4.30 il secondo focolaio, alla Powerpol di via Moncalieri 19, a poche decine di metri dalla Eco Pallet. Il piromane è arrivato dai campi, facendo attenzione a evitare le telecamere all’ingresso dell’azienda, e ha appiccato il fuoco in due punti diversi al materiale plastico conservato anche in questo caso all’esterno del capannone. Passano tre quarti d’ora e il fumo si alza da corso Savona 10, sede della Maider Cng. Anche qui il piromane è arrivato passando a piedi dai campi, lasciando anche alcune impronte proprio sotto la recinzione, ed evitando con cura le telecamere di videosorveglianza. Danni ingenti, con le fiamme che hanno raggiunto e messo a rischio parte del capannone e danneggiato anche la confinante 2A. Alle 5.30 l’ultimo atto. Questa volta il piromane si è mosso in auto, lungo strade sterrate e campi, evitando ancora le telecamere per raggiungere Cascina Morra in frazione Tetti Mauriti e appiccare il fuoco alle rotoballe davanti alla cascina. Poi si è allontanato di corsa, lasciando i segni delle ruote sul prato fangoso e sfrecciando nei pressi di un’altra cascina in frazione Gorra, dove la sua auto è stata vista e sentita ma nel buio nessuno è riuscito a riconoscere modello o colore. Solo per un caso il fuoco in questo caso ha risparmiato stalla e tettoia della Morra, causando danni per fortuna contenuti. Ieri mattina, mentre un centinaio di vigili del fuoco accorsi da mezzo Piemonte stavano ancora lottando contro le fiamme, le rilevazioni dei tecnici dell’Arpa escludevano la possibilità di rischi per la salute. Ora la parola passa ai carabinieri, incaricati di trovare il o i responsabili. I militari per prima cosa dovranno esaminare i filmati delle telecamere del Comune, poste a guardia degli ingressi della zona industriale, sperando che almeno quelle abbiano ripreso qualcosa di utile per le indagini. Gli investigatori dell’Arma però non si limiteranno ad analizzare i video di ieri notte: la sicurezza e la precisione con la quale si è mosso il piromane fanno propendere per l’ipotesi che il raid sia stato pianificato con cura meticolosa e quindi si analizzeranno anche i filmati dei giorni precedenti, alla ricerca di auto o persone “sospette” nella zona industriale. Anche i tabulati telefonici potrebbero aiutare: incrociando i dati dei cellulari che ieri notte hanno agganciato la cella di Villastellone con quelli che a giugno, in occasione del primo raid, erano nella zona di Poirino, potrebbero emergere dati interessanti. Questo però è un lavoro che richiederà tempo e pazienza. Sperando che nel frattempo non si verifichi un ulteriore attacco incendiario.

claudio.neve@cronacaqui.it

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